Fratello Roberto

La puntata di ieri di Annozero ha mostrato in modo drammatico la profondità della crepa.
Questo ha prodotto il cosiddetto bipolarismo parlamentare, ovvero una grave spaccatura in due blocchi che sembrano ormai guardarsi in cagnesco e le cui differenze non sono più riconducibili a vere o presunte questioni di principio, né di metodo, ma al senso di appartenenza a una squadra, alla difesa a oltranza dei colori della maglia.
L’obiettivo della Destra a me pare evidente: accentuare il divario economico e culturale tra nord e sud Italia, incentivare l’irrequietezza di un settentrione laborioso ma ferito dalla crisi, toccando corde sensibili quali quelle dell’immigrazione e di una centralità statalista vista come parassitaria e paralizzante; e accompagnare la criminalità organizzata nel meridione, accettandone l’immoralità, il saccheggio delle risorse per mano di cricche affariste più o meno collaterali ai Palazzi del potere, e così constatare l’incompatibilità ambientale con le nuove generazioni oneste e istruite. Avvalersi del sistema Mafia per “innaffiare” la propensione alla corruzione diffusa, che trova terreno fertile laddove le famiglie popolari hanno necessità di accedere al credito (pulito o sporco, basta che sia) per sopravvivere o di sistemare un figlio con un posto di lavoro, fosse anche un “part time” in nero come manovali nelle discariche abusive del casertano.
Perchè le divisioni stimolano gli istinti e scoraggiano il ragionamento: la Destra post fascista e la Lega volgarotta e facilona hanno bisogno di rumeni, talebani e terroni, nemici senza i quali si dissolverebbero presto come vampiri in pieno giorno.
Il collateralismo con la criminalità organizzata non è dimostrabile e neppure sempre penalmente ravvisabile.
Ma, a dispetto di tanti arresti di capi cosca della Camorra o della ‘ndrangheta, la questione morale nasce dall’uso improprio del potere nei nodi di svincolo dell’informazione: la patetica vicenda Saviano-Rai ha dell’incredibile.
Una certa corrente di “pensiero” ritiene Roberto Saviano una sorta di speculatore, un furbacchione che scrive libri sulla Camorra e fa comparsate televisive per accreditarsi a un mercato potenziale, comparendo come l’eroe del bene allo scopo di arricchirsi.
Naturalmente, non lo pensano davvero.
Loro sanno che Roberto è un sacrificio civile, un ragazzo a cui è negato (forse per sempre) il piacere di sedersi in pizzeria con una ragazza, di fare una scarpinata in montagna con lo zio, di guidare una macchina e costeggiare un lungomare canticchiando in solitudine su un cd di Ligabue.
Sanno alla perfezione che Roberto non possiede più alcun diritto alla tranquillità. Per me si tratta di un esempio eclatante mai visto prima d’ora, neanche paragonabile alle pur tristi esistenze di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Lo sanno bene, e il contestarlo li inchioda, ai miei occhi, come collaterali a un sistema criminogeno.
La vita di Roberto mi lascia senza fiato, come senza fiato mi lascia il pensiero che mezza Italia (ma mi auguro meno) possa ritenerlo un teatrante “ammucchiasoldi”.
Le dichiarazioni di Belpietro e Paragone, ieri ad Annozero, aggrappate a mortificanti questioni di ragioneria contabile in assenza di argomenti sostanziali, incuranti della vita perennemente sotto scorta di un ragazzo di talento minacciato di morte dai bruti di un’Italia medievale, sono di tale viltà che la sola idea il mio Presidente del Consiglio possa avvallarle se non addirittura dirigerle, mi convince che se avessi solo vent’anni non esiterei a lasciare il Paese.
Lontano, sulle tracce dell’uomo evoluto.

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