Ma poi non lamentiamoci
Dopo venti giorni di fuoco (e almeno altrettanti ci aspettano al varco) ritroviamo il tempo di fermarci e riflettere e – avendo riflettuto – a scrivere. Ci scusiamo dell’interruzione, scrivevano in tv quando spariva il segnale. Oggi che qualche interruzione in video sarebbe quasi auspicabile, si trasmette senza sosta, ma questo nulla centra: davvero ci scusiamo per il silenzio di questo blog, così prolungato. Traggo spunto da ieri, domenica di fiera e sagra ad Arborea e di fiera e sagra nel campionato di calcio. Iniziava da pochi minuti il secondo tempo, allo stadio olimpico di Roma, e appariva in curva un enorme striscione degli ultras biancocelesti: “Mourinho uomo vero in un calcio finto”. Un po di confusione mi ha assalito, incollandomi sul divano. Ho pensato questo, e ditemi se il ragionamento fila: poichè i mitici ultras laziali erano impegnatissimi in una esemplare interpretazione di calcio finto, posso supporre che l’appellativo “Mourinho uomo vero” sia da considerare un insulto bello e buono. In sostanza, chi diavolo l’ha fatto entrare un uomo vero allo stadio, ieri sera? Mentre la Lazio, gli undici in campo, simulavano un minimo di impegno, quanto basti per scongiurare eventuali indagini di illecito sportivo, l’intero stadio era intento a intimidire i propri giocatori, arrivando a fischiare il povero Zarate che aveva l’ardire di avvicinarsi all’area nerazzurra e creare quasi un’azione pericolosa. Dall’altra parte del campo, la difesa della Lazio si teneva alta per far scattare il fuorigioco, lasciando sempre (rigorosamente a turno) uno dei quattro difensori fuori linea per far si, così, distrattamente, che il fuorigioco venisse vanificato. E insomma, mentre l’Inter non riesce comunque a segnare e i tifosi (laziali) cominciano a innervosirsi, all’ultimo secondo prima dello scadere del primo tempo, Samuel finalmente insacca alle spalle del portiere avversario, con il diretto marcatore che anzichè interporsi tra uomo e porta, marcava l’interista con la faccia rivolta fuori dallo stadio, verso il quartiere “centocelle”. Esplodeva l’olimpico: tifosi nerazzurri sovrastati da quelli “de roma”. Molto festoso pure il settore Tribuna, quello che ospita le personalità (sempre de roma, nun se sbaja..). Il secondo tempo si apriva, appunto, con il mega striscione contro Mourinho, infame (a’nfame) uomo vero, e proseguiva per i canonici 45 minuti finali, con l’Inter che si limitava a segnare un altro gol, per scongiurare il rischio di una beffa finale (metti un ictus a Julio Cesar, all’ultimo minuto, e la palla che finisce in rete su retro passaggio, hai visto mai..!?). Poi si dice: il calcio è marcio. Nossignori, il calcio riflette il marcio. E’ specchio di quel che siamo noi, tifosi (non solo laziali, ovvio), persone dabbene in tribuna vip, giornalisti faziosi e commentatori conigli (vedi ieri Massimo Mauro, incapace di spendere una sola parola di sdegno su quanto fingeva di commentare, asserendo che “non c’è niente di strano..la Lazio ha capito di essere troppo inferiore all’Inter..”), noi stessi blogger, ironici articolisti a mezzo internet, noi che all’occorrenza non disdegnamo il punticino se serve, se ci salva dalla serie B. Noi tifosi tutti, insomma, impreparati culturalmente ad accettare un sano verdetto sportivo, disabituati alla lealtà, opportunisti se ci fa comodo e moralisti se estranei alla posta in gioco. Ieri sera, in curva tra i tifosi laziali, c’erano un po tutti i tifosi d’Italia, e pure molta politica, che poi è forma occulta di tifoseria: abbiamo messo in scena la nostra pochezza, mascherandola con uno striscione in cui ci si faceva paladini di ciò che è vero e ciò che è finto. Se Mourinho non è finto, farà tesoro di tanta pena.
Se ti e' piaciuto questo post, lascia un commento o sottoscrivi i feed rss in modo da poter leggere gli articoli sul tuo feed reader.



