Gli ultimi 10 minuti di Cossu in Cagliari-Parma

Tutto è politica, in fin dei conti. Ieri allo stadio Sant’Elia si è consumato un momento, ma anche più di un momento: una piccola parentesi di tempo, dall’ottantesimo al novantesimo (più due di recupero). Dieci minuti di magia. Il Cagliari ha vinto ancora, pelo e contro pelo al buon Parma, tre punti che davvero archiviano la pratica salvezza in un massiccio baule nella stanza dei nonni, là dove la mia famiglia usa conservare le cose care del passato: i vecchi sussidiari, le antologie, diari di scuola e album di figurine dei primi anni 80. Il Cagliari vince e si salva, e questo è un traguardo. La magia, invece, si accende e si spegne all’epilogo della sfida: Andrea Cossu è un cagliaritano doc, classe 1980. Mia cugina, di Pirri, lo conosce benissimo perchè sono stati compagni di scuola da ragazzini. Calcisticamente cresciuto nella storica società Johannes di Cagliari, ha peregrinato fin da giovanissimo, con alterne fortune, tra Olbia, Torres, Lumezzane, Verona. Ritorna in rossoblù (perchè già c’era stato) nella prima stagione dei miracoli, quella con mister Ballardini e del giubileo dei tifosi sardi, il “due a uno” al Napoli. Un periodo da incorniciare. Andrea Cossu! Ora tutti a chiedersi se sia meglio di Zola, tutti a invocare la nazionale, i mondiali in Sudafrica. Secondo me, tra Gianfranco di Oliena e Andrea da Casteddu non sta in piedi un paragone. Zola è la star, è internazionale. Gioca il calcio che conta a partire da Napoli, di fianco a Maradona, poi la maglia della nazionale, europei e mondiali, infine a Londra dove diventa “baronetto” di Sua Maestà la Regina. Con il Cagliari chiude in modo splendido una splendida carriera. Che dire di più? Andrea è un’altra storia: è un ragazzo degli “sconvolts”, un tifoso, pare che quando giocava a Verona e capitava la domenica libera, andasse a vedere il Cagliari in trasferta in mezzo agli ultras rossoblù. Lo abbiamo seguito in inverno correre nei campi d’Italia con uno scaldacollo degli amici della curva. Gianfranco giocava, correva e incantava a Napoli come a Parma e come a Londra; Andrea qualche volta non veniva convocato in rosa dal Verona in serie C, sembra che non avesse troppa voglia di allenarsi.
Insomma, quando la partita di ieri è entrata negli ultimi dieci minuti c’era ancora da soffrire, e io ero lì allo stadio. Andrea ha fatto un partitone, come suo solito, ma è chiaro che a fine gara non ne ha più. Si defila un po, non può chiedere il cambio perchè le tre sostituzioni sono esaurite. Qui la magia, l’epilogo che non ti aspetti. Andrea non è cotto, ma proprio per niente: corre e ricorre, insegue e pressa, ma soprattutto vola con la palla. I parmensi schiumano più rabbia che stanchezza; i giganti della difesa lo contrastano, più alti di lui in abbondanza, secondo ogni legge della fisica dovrebbero raggiungerlo in poche falcate e mangiarlo come fece la balena con Pinocchio naufrago. Invece lui arriva per primo sulla palla, sempre per un millesimo di secondo, ma arriva per primo: i giganti avversari raddoppiano sforzi, uomini e mezzi, lui si lascia prendere, si arresta, finge una direzione e ne finge un’altra. Da fermo riparte, tunnel, aggiramenti, dribbling, cede palla al compagno ma la rivuole e la riprende e vola lungo la bandierina, trascinandosi al seguito uno sciame di marcantoni come fossero uno sgangherato corteo nuziale. Un’azione dietro l’altra, dò un’occhiata al tempo e sono andati via dieci minuti, gli ultimi scampoli, dall’ottantesimo al novantesimo, quelli durante i quali il tifoso soffre e le lancette si muovono con troppa lentezza quando – come ieri – stai vincendo. Ma ieri no. Andrea Cossu da Cagliari ci ha persino risparmiato la sofferenza, ipnotizzando 20 mila sportivi sulle tribune fredde. Su quelle tribune gli operai dell’Alcoa, presenti a decine e forse centinaia, con i caschi di fabbrica bianchi, a divertirsi anche loro, e gli amici ultras della Nord che cantano “noi siamo tutti operai”, e sul prato verde un ragazzo sardo, schivo e talentuoso, che semina avversari come fossero i birilli in allenamento. Ma non punta quasi mai la porta, quasi non esiste la porta; a Cossu piace giocare e farsi inseguire, illudere il nemico di aver la meglio e invece farlo “balosso”, allontanandosi ancora, pallone al piede, in lungo e in largo. E io in curva Sud me la rido e penso che se un piccolo sardo da solo può fare tutto questo…

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