Lettera aperta al Parroco di Arborea

Caro don Silvio,

pubblico questo articolo in forma epistolare, augurandomi di stimolare una tua risposta. Ho buone speranze in tal senso: è nella tradizione della Chiesa, direi nella sua natura, aprire alla discussione, alla riflessione, all’approfondimento. Il tuo stesso “foglio” mensile non manca di testimoniare una certa insofferenza per l’apatia e il disinteresse diffusi, credo non solo nella nostra comunità ma immagino anche altrove, specie nei piccoli centri.

I presupposti ci sono tutti, allora, per avere da te un chiarimento.

Scorrendo questo blog troverai, appena sotto queste righe, un recente articolo che ho pubblicato prendendo spunto da un episodio avvenuto nella borgata del Centro 1, e ad esso ti rimando senza ripetermi. Nella sostanza, riflettevo sulla strana morfologia di questo strano paese. Il quadro è piuttosto desolante: un corposo elenco di fabbricati, immobili, caseggiati in disuso, in degrado, in completo abbandono. Mi domandavo il perchè di una anomalia tanto grossolana, l’anomalia di un piccolo paese il quale, a fronte di una lampante esigenza e richiesta di spazi di aggregazione, appare incapace di attrezzare le proprie risorse urbanistiche e offrirle secondo le forme che si ritengano opportune.

Non vado oltre nell’analisi del problema, che in modo più generale ho trattato nell’articolo della scorsa settimana.

Nel breve periodo si può fare poco, ma un segnale importante potrebbe darlo il Parroco di questo paese.

Caro don Silvio, l’unico spazio di socialità significativo di questa comunità è il Teatro dei salesiani, che dopo i recenti cambiamenti in seno alla Diocesi non so se si possa ancora definire “dei salesiani”, ma cambia poco la sostanza. So bene (si tratta di una posizione nota a tutti) che la scelta finora è stata quella di escludere appuntamenti di natura politica o partitica. Una linea che anche i tuoi predecessori hanno sposato, quindi è di certo coerente, ma che oggi mi sento di discutere con te. La mia impressione, che con il passare degli anni è divenuta opinione, è che a dispetto dei buoni propositi, del politicamente corretto, del buon senso esibito, Arborea in realtà soffra quasi ogni tipologia di organizzazione sociale, specie quelle senza fini di lucro come le associazioni, le fondazioni, e i famigerati partiti politici. Ne consegue il fastidio e un certo disagio nei confronti di chi si adopera (talvolta si ingegna) per dare forma e seguito a gruppi organizzati.

Non è una critica nei tuoi confronti. Mi viene anzi in mente un esempio piuttosto recente che testimonia il piacere del nostro Parroco verso le iniziative aggreganti. Qualche tempo fa, grosso modo due mesi a oggi, ho partecipato alla presentazione del secondo libro di Costantino Fois. A serata avviata, anche tu hai presenziato alle ultime battute e hai avuto piacere di intervenire, mi è parso non solo in quanto “padrone di casa” ma soprattutto per la volontà di offrire una testimonianza, a margine di una iniziativa che anche io ho trovato, devo dire, molto scorrevole.

Non dubito, dunque, del lavoro che ogni giorno – per la veste che ricopri e la sensibilità che il tuo ruolo impone – svolgi a vantaggio e stimolo della partecipazione sociale. Aggiungo: ho pochi dubbi anche sul fatto che, dipendesse unicamente dal tuo buon senso, apriresti le porte del Teatro a momenti di approfondimento e di riflessione, fossero anche espressione della politica. E invece mi pare che non per tua inclinazione, ma per esigenza di adattamento a questo tessuto sociale, la politica sia costretta a rimanere inopportuna, sconsigliabile.

Questa scelta storica dei Salesiani (con i quali anche io sono cresciuto e di cui conservo ricordi splendidi) potrebbe oggi, proprio grazie a te, essere rivista e ridiscussa. Intanto distinguendo per bene la politica dai politici. La prima è la principale forma di impegno civile: l’affluenza e la partecipazione alle iniziative politiche non è una corsa alla mangiatoia pubblica ma una misura della maturità sociale di un paese, una città, un popolo.

I secondi (i politici, ed io non mi sottraggo alla categoria) sono troppe volte espressione di volontà arriviste, corse all’accaparramento degli incarichi, cordialità artefatta e interessata. Ma non è contraendo gli spazi e le occasioni di incontro che miglioreremo la qualità dei nostri rappresentanti, al contrario: aumenteremo la cattiva prassi del politico che avvicina l’elettore (non il cittadino) nel riserbo di un ufficio o magari – e non è molto meglio – adescando il consenso nelle lunghe tavolate imbandite di carne e malloreddus e innaffiate da abbondante vino.

Caro don Silvio, a mio avviso la convivialità è la perfetta via di fuga dei politici dalle proprie responsabilità. Un piccolo paese come il nostro avrebbe altre e migliori occasioni per radunarsi in allegria nel contesto di una cena.

Arborea ha necessità di discutere, confrontarsi, persino litigare.

I nostri giovani non hanno la minima cognizione di cosa significhi partecipare ad una assemblea, al punto che i pochi coinvolti in qualche riunione, ad esempio in mia presenza, mi sono apparsi atterrare in un pianeta sconosciuto. E’ questa la prospettiva che vogliamo offrire alle nuove generazioni? Ti chiedo anche: non è forse un compito pure cristiano quello di aggregare una comunità in nome del senso civico?

Mi auguro che il Teatro apra le porte alla società “parlante”. Ci vorrebbe però – mi permetto – un pizzico di propensione al rischio, quasi all’avventura!

Con amicizia.

Cari saluti

Se ti e' piaciuto questo post, lascia un commento o sottoscrivi i feed rss in modo da poter leggere gli articoli sul tuo feed reader.

3 Comments

Scrivi un commento