Il bisogno di chiamarli "eroi": la storia di Peppino Impastato
Mi affascina e mi rattrista la storia di un uomo del popolo, Giuseppe Impastato (noto Peppino), nato in Sicilia, a Cinisi il 5 gennaio del 1948. La sua famiglia era ben inserita negli ambienti mafiosi locali (una zia di Peppino sposò un capomafia). Suo padre, Luigi, cercò di instradarlo nei rigidi canoni della vita malavitosa che lui stesso aveva percorso, ma non riuscì nell’intento. Il giovane Peppino abbraccia la politica militante e fonda, insieme ad altri giovani amici, un giornale “L’idea Socialista” che verrà però sequestrato dopo appena qualche numero (anno 1967). Dopo il servizio di leva, che vive male, Peppino riabbraccia l’attività politica, dando vita, nel 1975, al Circolo “Musica e Cultura”, un’associazione che promuove attività culturali e musicali e che diventa il principale punto di riferimento por i giovani di Cinisi. All’interno del Circolo trovano particolare spazio ìl “Collettivo Femminista” e il “Collettivo Antinucleare” . Nel 1977 Giuseppe Impastato e il suo gruppo realizzano Radio Aut, un’emittente autofinanziata che indirizza i suoi sforzi e la sua scelta nel campo della controinformazione e soprattutto in quello della satira nei confronti della mafia e degli esponenti della politica locale. Nel 1978 partecipa con una lista che ha il simbolo di Democrazia Proletaria, alle elezioni comunali a Cinisi. Viene assassinato il 9 maggio 1978, qualche giorno prima delle elezioni e qualche giorno dopo l’esposizione di una documentata mostra fotografica sulla devastazione del territorio operata da speculatori e gruppi mafiosi: il suo corpo è dilaniato da una carica di tritolo posta sui binari della linea ferrata Palermo-Trapani. Le indagini sono, in un primo tempo orientate sull’ipotesi di un attentato terroristico consumato dallo stesso Impastato, o, in subordine, di un suicidio “eclatante”. Dopo varie vicissitudini processuali, tra chiusure e riaperture d’inchiesta, finalmente (anche grazie a varie petizioni popolari, alla madre di Peppino e al Centro Impastato) viene riconosciuta la responsabilità di rappresentanti delle istituzioni nel depistaggio delle indagini e il 5 marzo 2001 la Corte d’assise ha riconosciuto Vito Palazzolo (vice di Badalamenti) mandante dell’omicidio e lo ha condannato a 30 anni di reclusione. L’11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti è stato condannato all’ergastolo. Da queste storie si può imparare quanto insulse siano le paure e i timori di “compromettersi” nel fare politica tra uomini e donne del nostro territorio, in particolare in un paese come Arborea, e quanto si potrebbe incidere in tessuti sociali liberi da apparati di malavita organizzata, pagando prezzi che appaiono salatissimi e sono invece irrisori rispetto a luoghi su cui grava il cancro del terrorismo. Peppino aveva trent’anni, scriveva poesie, conduceva una radio che con la forza della satira scardinava l’informazione di regime e il regime stesso. Di fronte a certe storie avvertiamo la fretta di chiamarli eroi, questi uomini che vivono a schiena dritta. Mi chiedo se questa smania di riconoscere la grandezza altrui non celi la vergogna di riconoscere la nostra piccolezza. La domanda, allora, é: fu un eroe, o noi conigli?
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Proprio qualche giorno ho rivisto il film sul sito della rai: alla tua domanda rispondo che siamo noi (a parte qualche rara eccezione) conigli. Ci battiamo e inalberiamo per tante sciocchezze ma siamo spesso muti davanti alle ingiustizie.Infine Davide ti voglio fare quello che per me è un complimento: la tua fame di giustizia e di voler creare ad Arborea qualcosa di bello mi ricorda quella di Peppino Impastato!!!W RADIO AUT!!!!