Caro don Silvio, così non va.

Non mi era ancora caduto l’occhio sulla “bacheca” della pagina facebook del nostro parroco.
Per chi non fosse avvezzo, facebook è un popolare “social network”, ovvero un sito – diciamo così – nel quale ognuno può iscriversi e partecipare con fotografie, video, commenti, stringendo amicizie virtuali e condividendo informazioni, auguri di compleanno, battute, opinioni, insomma uno sconfinato luogo di socializzazione mediatica.
Stamattina ho appreso la penosa notizia della distruzione del presepe allestito nella piazza centrale del paese, proprio grazie a una segnalazione su facebook, così mi sono intrufolato nelle pagine per saperne di più.
Da quello che si evince, anche dalle foto pubblicate, pare che le statue (non so se tutte o alcune) siano state gravemente danneggiate: il Gesù bambino – in particolare – presenta le dita spezzate, da ciò che si vede.
E’ un patetico segno dei tempi, specchio della società di oggi, un pochino anche di quella di ieri forse.
Ma specchio, appunto. Che significa riflesso della nostra società, un prodotto figlio di innumerevoli cause, il risultato di tante piccole mediocrità che sommandosi diventano (anche) questo, cioè vandalismo urbano, degrado dei comportamenti.
Non so se esista una parte “buona” e una “marcia” o cattiva di società. Andrei cauto nel tracciare confini netti e trancianti. In fondo, conosco genitori onesti e laboriosi segnati dalla presenza in casa di figli deviati e talvolta apertamente delinquenti; e conosco ragazzi d’oro benchè figli di genitori sciatti e al limite della decenza, talvolta ai limiti della legge. Una intricata coesistenza di bello e brutto, decoro e degrado, soddisfazioni e delusioni: questa è la società. Interrogarci sul fatto che ci piaccia o meno può essere argomento da salotto, ma di certo ci stiamo tutti dentro. Il vero sforzo, io credo, dovrebbe essere semmai quello di comprendere e contribuire, ciascuno per quel che sa o quel che può.
Non è la pagina facebook di don Silvio, parroco di questo paese, che mi aiuta.
Mi spiace, ma scorrere quei commenti, stamattina, mi ha allibito.
E mi ha avvilito. Don Silvio, a proposito della devastazione del presepe, tra le altre cose sostiene che “non è una questione di degrado sociale…” – io mi domando che tipo di questione sia, se non apertamente sociale. Tutta la discussione che ne segue è una serie di sfoghi, anche comprensibili a caldo, ma non accettabili nella “casa virtuale” del parroco, il quale dovrebbe interrogarsi ma anche sforzarsi di comprendere, perchè a proposito di specchio della società, né io e né un prete, e neanche gli “amici” di facebook, nessuno si può tirare fuori con animo immacolato, e parlare di “ronde”, “bastoni”, e “leggi del taglione”. Quei ragazzi sono nostri, in qualche modo, figli di un paese di quattromila anime, figli di amici, conoscenti, cugini, colleghi, compagni di squadra, vicini di tavolo al bar e magari vicini di banco in Chiesa, durante la messa (chi può escluderlo?). Tirarsi fuori dal mucchio, invocare la “rieducazione”, è tipico di un paese a cui piace avvitarsi nelle tradizioni e non riesce a guardare il futuro con la consapevolezza dei limiti, degli errori, della tolleranza che è necessaria.
Ma ciò che più mi ha avvilito è la sfrontata propaganda politica del nostro parroco: che inneggia alla fine dei sindacati (“quando li scioglieranno sarà sempre troppo tardi..”), a favore della riforma universitaria (“campana a morte per i Baroni dell’Università, presto i funerali..”) che si mostra assai poco tollerante con le altre religioni, che definisce i Verdi in Italia una palla al piede e si dice a favore delle centrali nucleari, che dileggia la sinistra, che confonde Vendola con un difensore della pedofilia, e potrei continuare a lungo, ma è più semplice invitarvi a dare un’occhiata voi stessi.
Tempo fa, proprio dalle pagine di questo blog, scrissi una lettera aperta a don Silvio, chiedendo l’uso del teatro salesiano per discutere anche di politica, naturalmente con garanzia di rappresentanza di tutte le parti in gioco, mi fu risposto che le strutture ecclesiastiche non erano luoghi di approfondimento politico, anche denigrando non troppo velatamente chi se ne occupa ogni giorno, e ingenuamente gli ho creduto.
Ora leggo dalle sue pagine pubbliche la difesa granitica (“forza Dott. Feltri!”) di un giornalista che, a suo tempo, con una becera campagna di giornalismo fasullo, demolì la carriera e la reputazione dell’allora Direttore de L’Avvenire, quotidiano dei vescovi, definendolo impropriamente “il supermoralista condannato per molestie” (caso Boffo).
Per l’ospitalità che sempre ha offerto alle riunioni del pd all’interno delle sale oratoriane, questo sì, non posso che ringraziare il signor parroco, ma aggiungo che finchè rimarrò segretario di circolo ad Arborea non darò mai più appuntamento ai tesserati del pd presso i locali dell’oratorio o degli interni, poichè dissento apertamente dal modo con cui si interpreta il ruolo di Educatori in quella struttura. Niente di personale, don Silvio, è soprattutto una questione di forma e coerenza.
So che da questo articolo non avrò nulla da guadagnarne, neppure forse dai miei stessi tesserati, e meno che mai ne guadagnerà il mio lavoro. Scrivo a nome mio e mi firmo, tanto mi basta.

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