Il nostro paese
Si voterà per il rinnovo del consiglio comunale di Arborea il 30 e 31 maggio. La tornata elettorale più travagliata che si ricordi, se si includono i pasticci in serie nelle recenti votazioni regionali (liste laziali e lombarde su tutte) e se si pensa che anche le nostre amministrative hanno subìto rinvii e aggiustamenti continui, nonché lo stravolgimento dei collegi per le Provinciali. Insomma, un parto.
Ad ogni modo, Arborea lavora su tanti fronti per chiudere il cerchio, i cerchi, delle liste che si presenteranno davanti agli elettori per chiedere sostegno e fiducia, appunto nell’ultimo fine settimana di maggio. I fronti aperti sono più di due, forse più di tre, e a pochi giorni dal termine ultimo per la consegna dei nomi dei candidati, pare proprio che i cantieri aperti siano tanti e che non tutti abbiano ancora del tutto le idee chiare.
Sui dettagli e su un approfondimento della competizione elettorale ci riserviamo di scrivere quando ne sapremo di più. Mi preme, semmai, una riflessione anche breve sullo stato di salute del circolo dei democratici arborensi.
Come sapranno i lettori più assidui di questo blog, che approfitto per ringraziare, il partito democratico di Arborea ha avviato unitariamente un tentativo di alleanza tra i gruppi attualmente in minoranza in consiglio, cercando di agevolare un accordo programmatico tra “Arborea Unita” e “Uniti per Arborea”. Nonostante fossero legati da una forte similitudine nei nomi, il tentativo di unire le forze è saltato per diverse ragioni, molte delle quali sono state pure dibattute in questo spazio (potrete trovare in archivio gli articoli in proposito, in particolare “Che cos’è una trattativa?”).
La partita si è dunque allargata e le carte sono state mischiate; il circolo pd locale ha deliberato di sciogliere il vincolo tra i propri iscritti e ciascuno si è mosso in direzioni differenti, libero di contattare o essere contattato e legittimato a scegliere a sua esclusiva discrezione.
Potremo valutare solo a elezioni concluse se questa decisione lascerà inalterato lo spirito “di squadra” o se dovremo chinare la schiena per raccogliere qualche coccio. Non mi nascondo dietro l’ipocrisia secondo cui le distanze saranno senz’altro colmate, l’unità ricostituita, le diverse opinioni riportate verso obiettivi condivisi. Potrà avvenire e lavoreremo per questo, ma non escludo l’inizio di un percorso di rinnovamento, un cambiamento nei metodi, un allargamento di vedute e di prospettive. Così com’è, il circolo di cui sono segretario potrà fare poco più dello stretto indispensabile: sbrigare le formalità , aprire i seggi per le primarie, svolgere un minimo di campagna elettorale e rinnovare i tesseramenti; ad essere onesto, pare una prospettiva piuttosto magra per chi intende l’attività politica come coinvolgimento dei cittadini e passione civile. Quindi, è urgente una svolta.
Credo si debba scommettere sulle adunanze pubbliche: temi di interesse generale da dibattere a porte spalancate, certi che anche la partecipazione di chi non simpatizza per il pd possa e debba costituire occasione di arricchimento e iniezione di entusiasmo. Gli incontri (pure utili) tra iscritti e simpatizzanti dovranno rappresentare opportunità di coordinamento e organizzazione per eventi di ampio respiro, non autoreferenziali, ma non vedo come possano permetterci di avanzare e crescere se rimarranno il semplice pretesto per uscire di casa in mancanza di partite di “champions” in tv, peraltro in mancanza di sede appropriata. Il prossimo mese, in data otto maggio, il circolo dei democratici di Arborea, in collaborazione con la Segreteria Provinciale del partito, ha in programma un convegno sul tema della comunicazione e informazione; si tratta di un progetto ambizioso, che spero potrà contare sulla presenza di relatori di livello e sulla partecipazione di cittadini, in particolare cittadini di Arborea, il nostro paese, di cui raramente avvertiamo un vero senso di appartenenza. Prossimamente tutte le informazioni riguardo questo evento, sulle pagine di questo blog.
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Caro Davide, permettimi queste due righe per soffermarmi su quanto affermi con l’articolo “Il nostro paese”. Innanzi tutto anticipi, senza ombra di dubbio, le rimostranze che Bruno ha esposto molto bene e per la quale ho espresso la mia delusione sul modo di fare politica. Sono assente da oltre 50 anni, e da ciò che mi ricordo come era Arborea, non è cambiato niente, è sempre stato così. La vera politica non è mai entrata nel modo del pensare, dello agire, del vedere le cose per cui credere e proporre per una vita del sociale come sempre è stato inteso dalle forze democratiche. Ed è con questi intendimenti che sono stati sconfitti il fascismo e i nemici di un popolo autonomo di governarsi con scelte democratiche e al passo dei tempi. Purtroppo ad Arborea si è sempre confuso la “Memoria” con la “Nostalgia” dei tempi prebellici. Non c’è mai stata alcuna nostalgia ad Arborea, se non da coloro che si sono sempre professati di un certo colore, e si potevano contare sulla dita di una mano. La “Memoria” è una cosa e va salvaguardata, mentre la “Nostalgia” va aberrata, cancellata e dimenticata; soprattutto chi si dice essere nostalgico non è un uomo di cui possiamo fare affidamento ma è un retrogado che non ha uguali.
Secondo il sottoscritto è proprio questo il male che attanaglia gli “arboreini”; non gli rende liberi di saper scegliere e di discernere la cosa migliore e più consona alla cittadinanza. La memoria ha il diritto sacrosanto di essere presente, proprio perché, partendo da essa dobbiamo sconfiggere quanto di più becero
resiste ancora. Tu dici e prevedi: “un percorso di rinnovamento, un cambiamento nei metodi, un allargamento di vedute e di prospettive.” Questo è quanto occorre fare, soprattutto “un allargamento di vedute e di prospettive”, se non si riesce di cambiare il modo operativo oggi esistente, coinvolgendo soprattutto i giovani.
Davide, spero che tu riesca a cambiare quanto, secondo te non va. Ma se non riesci ad inculcare lo spirito di appartenenza, tutto è più difficile, ognuno si sentirà libero di fare e comportarsi come vuole, fregandosene dell’unità di gruppo. Uniti si vince, il moto della Brigata Sassari: “Forza Paris” dovrebbe insegnarci qualcosa, no?…….
Caio Sanna
Caro Caio, il tuo ultimo commento è per me l’occasione per ringraziarti dell’attenzione che dedichi a questa rubrica. Si intuisce che per te l’elemento della “nostalgia” gioca un ruolo importante, ma si tratta di una nostalgia ben diversa da quella che dipingi sopra: è una dimostrazione di affetto, da Arboreino appassionato alle vicende del tuo paese di origine. Vicende che – a proposito di ciò che hai scritto in coda all’articolo “Il nostro paese” – attengono al senso di appartenenza a una comunità . Ti informo che il convegno sul tema dell’informazione è stato portato a termine, con scarsa partecipazione ma con mia grande soddisfazione per la riuscita del dibattito, a mio avviso di alto livello grazie alla scelta fortunata dei relatori che sono intervenuti. Attivarsi allo scopo di smuovere l’inerzia e una diffusa indifferenza non è un compito semplice, non è neppure sempre gratificante. Ma è un ottimo rimedio contro i rimpianti. L’alternativa, in un paese di modeste dimensioni, è quella di salire in carrozza e puntare il ditino per criticare, spesso criticare a prescindere dal merito.
Non mi sorprende l’animo nostalgico dei nostri anziani per il fascismo: è comprensibile. Ci sono cresciuti in mezzo, nel bene e nel male erano gli anni della giovinezza, delle energie inesauribili, dei giochi e dei balli.
Mi rattrista questo blando accodarsi, passivo, acritico (da babbei) dei giovani, a una storia che non conoscono, a un passato che non hanno vissuto, del tutto indifferenti alla sofferenza che il fascismo ha comportato. Vedessero lo splendido documentario che la rai ha trasmesso pochi giorni fa sulla Propaganda Fascista, aprirebbero gli occhi sulla pochezza di quegli uomini al comando, gerarchi di una guerra di stampo coloniale patetica e tragica, uomini piccoli e opportunisti in marcia dietro al Condottiero Mussolini.
Continua a seguirci e a scriverci.
Saluti.
Caro Davide, non ci conosciamo visivamente ma possiamo dire che, seguendo il tuo blog, da sempre ci frequentiamo. Alla prossima visita ad Arborea non mancherò l’opportunità di salutarti personalmente. Vedo che hai già capito tutto, compreso i difetti degli arboreini. Ogni qual volta rientro ad Arborea, i miei cari amici di cui serbo un gran ricordo e dei quali sono profondamente affezionato, si stupiscono del mio orientamento politico. Ma essi non sanno che, finché rimarranno attaccati al solito tran tran e/o non si informeranno veramente dei fatti, non potranno mai capire cosa è accaduto durante il ventennio. Io l’ho capito perché è stato il lavoro di ferroviere che mi ha insegnato ciò che non sapevo, trasferendomi a Milano da Arborea. Poiché ero un addetto del Personale Viaggiante di Milano, ho avuto la possibilità di conoscere parecchi colleghi che durante gli anni tristi del fascismo e della resistenza erano costretti e impegnati dal lavoro, a rischio della loro vita, ad aver contatti con nazisti e fascisti. Tra l’altro ho avuto l’onore di conoscere un frenatore (è una qualifica del Personale Viaggiante delle F.S.) che a sua volta ha conosciuto personalmente il Maresciallo Tito quando era solo un comandante militare Jugoslavo. Così come durante la manifestazione per il taglio della scala mobile, che si svolgeva all’interno del Palazzo dello Sport (allora all’interno del Lido di Milano), ero sul palco con una delegazione di ferrovieri in divisa quale presidio per gli ospiti. Ricordo che ero a fianco del povero comandante delle brigate partigiane, l’ex Sindaco e On.le Aniasi. Questi avvenimenti hanno fatto che diventassi una persona con un forte senso della vera democrazia. Oggi, qualunque cosa fuori dal suo alveo democratico, mi nausea. L’ultimo viaggio ad Arborea di Mussolini mi ha visto protagonista di un episodio che pochissimi ricordano; infatti la scolaresca, alla quale appartenevo, era spiegata di fronte al Palazzo Comunale in attesa del passaggio del Duce. Non ricordo se la maestra Sig.na Paris o un gerarca, cercarono di consegnarmi un mazzo di fiori per porgerli al Mussolini, ma io, che ero molto timido, mi rifiutai ed allora in mia vece il mazzo di fiori lo prese, per offrirlo al “Condottiero Mussolini” (come tu lo chiami), la allora ragazza M.T. Questo fatto mi ha segnato per tutta l’infanzia e coinvolto durante l’età giovanile con certe simpatie. Per fortuna, cambiando lavoro, una volta trasferitomi al Nord, anche per le cose narrate in precedenza, ho cambiato le mie simpatie politiche, avvicinandomi al mondo operaio e democratico.
Come vedi, io sono riuscito di prendere coscienza e distinguere le scelte da fare per la crescita e lo sviluppo sociale, anche partecipando a lotte di classe con scioperi anche selvaggi. Se fossi rimasto ad Arborea, oggi non sarei politicamente quello che sono e che orgogliosamente mi sento. Poiché tutti i santi giorni sentiamo e vediamo nei TG dichiarazioni farneticanti che inducono alla premessa di una certa restaurazione, dobbiamo essere costantemente in allerta per far si che la gente non sia preda di facili illusioni, ma sia più consapevole di ciò che sta accadendo. Ecco perché la discussione politica deve restare sempre aperta e coinvolgere più cittadini soprattutto negli interessi locali e comuni. Più sono i partecipanti al dibattito pubblico e più le scelte sono a favore della comunità e dei suoi cittadini.
Continuando a seguirVi, rimango in attesa di un cambiamento di rotta e con i giovani sempre più partecipi alla cosa pubblica per un netto miglioramento di quanto denunciato dagli autorevoli amici.
Fraterni Saluti
Caio Sanna
Caro Davide, nel ripercorrere il corso della vita politica di Arborea, dalla fine della seconda guerra mondiale, agli anni 60 e sino ai giorni nostri, non posso fare a meno di constatare che il percorso politico è stato meno agguerrito e molto più monotono di quanto sia stato in questi ultimi anni, eccetto gli anni delle battaglie per l’assegnazione delle terre agli assegnatari.
Infatti, dove tu affermi in questo blog con l’articolo “Il nostro paese”: “ma non escludo l’inizio di un percorso di rinnovamento, un cambiamento nei metodi, un allargamento di vedute e di prospettive. Così com’è, il circolo di cui sono segretario potrà fare poco più dello stretto indispensabile: sbrigare le formalità , aprire i seggi per le primarie, svolgere un minimo di campagna elettorale e rinnovare i tesseramenti; ad essere onesto, pare una prospettiva piuttosto magra per chi intende l’attività politica come coinvolgimento dei cittadini e passione civile. Quindi, è urgente una svolta.”; occorre ripartire proprio da questa premessa. Così come ci si deve ricordare e tenere conto che Arborea è sempre stata distante anni luce nell’essere presente nel mondo politico. Una qualunque osservazione, un’analisi aperta a coloro che partecipavano ed erano attori principali nell’Amministrazione Pubblica, non può fare a meno di constatare che, un’intera generazione e forse di più di una, è stata assente, non partecipando alle vicende che hanno visto e determinato la storia politica e culturale di Arborea. Infatti, subito dopo il primo dopoguerra, gli Amministratori venivano eletti e scelti su indicazioni dei poteri centrali di Cagliari e Roma. Se così non è stato, allora non si spiegherebbero determinate elezioni di Personaggi che oltre non vivere ad Arborea non erano neanche sardi. Venivano designati dalle Segreterie di Cagliari e/o Roma. I primi Sindaci locali sono stati coloro che hanno amministrato Arborea negli anni 60. Dopo gli anni 60, con l’avvento di Ezio e Giovanni (figlio d’arte), i giovani hanno iniziato a percorrere la strada politica intesa come Amministrazione Locale. A mio parere, Arborea soffre di questo peccato, si sente ed è evidente anche dalle vicende sorte con l’avvicinarsi delle ultime elezioni. Ora, credo sia conveniente fare una disamina perché i giovani, dal primo dopoguerra sino agli anni 65-70 circa, sono stati assenti dal mondo politico arboreino. Io credo che questo stato di cose e l’accumularsi dei fattori sopra esposti, abbiano influenzato una certa apatia ancora esistente in Arborea. Occorre tenere in considerazione che una intera generazione e forse più d’una è stata fuori da ogni disegno politico e amministrativo locale. Ciò è un handicap di cui bisogna tenerne conto nella ricostruzione di un tessuto politico e sociale, il quale con tutte le diversità che di volta in volta si faranno presenti, bisogna che essi siano evidenziati e messi in pratica per una migliore riuscita del disegno che ti sei imposto di portare a termine.
Certi comportamenti, certe abitudini, per me sono figli/e dell’eredità lasciata dalla generazione che è stata fuori e assente da ogni movimento socioculturale e politico dell’Amministrazione Pubblica Locale.
Cordiali e fraterni saluti
Caio Sanna