Analisi semi seria dell’articolo di Gian Valerio
L’articolo postato di recente da Gian Valerio Sanna sul suo blog (www.gianvaleriosanna.it) ha scatenato una raffica di reazioni sul web, e prevedo un ulteriore seguito nei prossimi dibattiti in assemblea provinciale e non solo.
La prima cosa che risalta, più ancora del merito delle questioni sollevate, è la constatazione, finora mascherata, di stili molto diversi per obiettivi condivisi all’interno del pd (il partito più psicanalizzato nella storia d’Italia, manco Woody Allen ai tempi d’oro..!). Quando ho iniziato a occuparmi di politica in modo attivo, alla fine degli anni novanta, mi forgiavo a pieno titolo della definizione di “giovane” non avendo ancora compiuto i trenta. Ero un esemplare maschio giovane che si aggirava timoroso tra le ultime file di sedie durante le riunioni di paese. L’accettazione da parte del branco si misurava in funzione della vicinanza al tavolo dei relatori, simbolo del potere, platealmente occupato e custodito dai capi branco, generalmente maschi dal pelo grigio, i quali mi permettevano (con espressione di blanda indifferenza) di avvicinarmi al tavolo per finire i resti ormai devastati del loro lauto banchetto: qualche manifesto da incollare ai muri, centinaia di lettere elettorali da piegare e imbustare..insomma, i resti!
La politica era ancora quella e si giocava con gli stessi simboli e strumenti di quella di craxiana memoria.
Assemblee, riunioni, sezioni. Niente al di fuori di quei luoghi imbandierati e talvolta microfonati aveva una qualche legittimazione, incisività, peso. Potevi battere i pugni al tavolino di un bar, ma eri pur sempre in un bar; potevi dirne di cotte e di crude nella panchina della piazza di chiesa. Ma io stesso, quando vedevo passare un politico in carriera, per le strade di paese, mi accorgevo che i toni si facevano all’improvviso dimessi, pacati, e più d’uno tra quelli che di solito sbraitava contro la solita casta si avvicinava con passo incerto, da anatra, all’assessore e gli stringeva ossequiosamente la mano; e l’assessore – anche questo notavo – sostava con lui il tanto che bastava per non apparire troppo sfuggente: mediamente trenta secondi, poi lo liquidava con un saluto sbrigativo e lapidario. “Quell’uomo ha il controllo del tavolo delle riunioni”, pensavo in modo meccanico, a questo si riduceva la radiografia della politica pre-internet.
Cosa mi racconta adesso lo scambio (a tratti feroce) tra Gian Valerio e alcuni più o meno giovani democratici?
Sembrerebbe suggerire l’esistenza di una voragine tra il primo e tutti gli altri. Io non credo che l’onorevole Sanna intendesse banalizzare i blogger, identificandoli come ignoranti un tanto al chilo. Mi è parso un commento stizzito legato alla questione del divieto di cumulo dei vitalizi negli incarichi politici, da lui ritenuto banalizzante dell’universo (complesso) dell’amministrazione della cosa pubblica. Del resto, il consigliere Capelli abilmente ha mosso la palla nel campo dei privilegi di casta, rimarcando l’astensione del voto dei consiglieri pd ben sapendo cosa avrebbe suscitato al nostro interno. Ma dimentica, l’on. Capelli, di avere massicciamente contribuito alla demolizione del progetto Soru, forse l’unica stagione politica sarda davvero all’insegna dei tagli ai costi della politica a vantaggio di una amministrazione sobria ed efficiente, e di avere affiancato un capo popolo, signore degli sprechi e professionista degli scippi istituzionali alla Sardegna, attuale Presidente del Consiglio. Esiste un centrismo che da destra vorrebbe riposizionarsi a favore di vento e forse intende intercettare (lui si!) il qualunquismo e il disfattismo diffuso. Diffidiamo.
Allora ripartiamo con calma. Gian Valerio è una risorsa preziosa del pd, è stato un attore (non comparsa) della precedente legislatura, ha competenze tali da cui noi più giovani non possiamo prescindere, e credo gli si possa risparmiare almeno i commenti sarcastici, se non le lecite critiche. Spero infine che Gian Valerio si convinca della forza trainante della rete e si riconosca lui stesso in questo strumento, visto che il suo stesso j’accuse ci è giunto alle orecchie dal suo sito e non dalle pagine insulse e defunte dell’unione sarda.
Thomas, Massimo, Daniela, Mirko, Ilaria e quanti ancora ne potrei citare, forse anch’io, siamo voci in libertà, senza pretesa di apparire profeti. Dei vecchi tavoli del potere cerchiamo di fare legna da ardere, non erano che dogane per il pensiero, filtri di idee, censura di entusiasmo. Se la politica “di apparato” avesse lavorato un centesimo di quanto si mosse la rete per fare rieleggere Renato Soru nel 2009, forse non ci sarebbe Cappellacci, con i suoi palchetti da barzelletta.
Delle altre questioni discusse da Gian Valerio, circa gli equilibri interni in Segreteria regionale, non sono informato e non scrivo.
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