Berlusconi “game over”
Io credo che i clamorosi risultati del ballottaggio (ma mettiamoci pure i fragorosi successi al primo turno, che non vanno dimenticati) si possano attribuire a due fattori dominanti, più un numero imprecisato di cause minori sebbene altrettanto decisive.
Una prima partita si è giocata a destra, il cui inizio si può datare (e consegnare alla storia) al giorno della diaspora di Fini al congresso nazionale del pdl. La dura relazione iniziale, davanti a una platea ancora sotto ipnosi berlusconiana, il dito indice puntato al capo, hanno segnato (a mio avviso) il momento politico più importante di questi ultimi anni. Di questo si dovrebbe dare atto al Presidente della Camera, perchè non era affatto scontato che si dovesse giungere a un fuoco incrociato e a uno smarcamento così evidente. Quel momento ha evidenziato una crepa. Il successivo gioco dei numeri, le mozioni di sfiducia, gli Scilipoti, i Barbareschi e il giullaresco spettacolo della conta dei parlamentari all’asta non avrà in futuro alcun peso sostanziale se non per il consumato vilipendio delle istituzioni. Di concreto nient’altro, se non le prebende e lo sciacallaggio di una manciata di “parassiti senza dignità“, come canterebbe qualcuno.
Quella crepa, che per mesi si è cercato di coprire con stucchevoli rimedi di giornata, ha lavorato ed è giunta alla lesione irreversibile del muro maestro: il Fli, pur non sfondando in Parlamento, ha inciso nell’elettorato attivo del centro destra moderato, ingrassando il partito dell’astensionismo fino a ieri composto in prevalenza di delusi di sinistra. L’elettore di destra è assai più scaltro nel fiutare il sentore di declino di un capo popolo. In attesa che il sentore si trasformi in fetore, l’elettore moderato di destra si astiene o vota deliberatamente contro. Il modo migliore per riposizionarsi nel nuovo scenario è quello di smarcarsi per tempo da Berlusconi prima che la fine sia consacrata in tutta la sua evidenza.
La seconda partita interessa la sinistra. Il pd è il grande vincitore di queste elezioni, per non avere ripetuto gli imperdonabili errori del passato, un passato anche molto recente (vedi abbaglio di D’Alema nei confronti di Vendola per il caso Puglia). A Milano, Napoli e Cagliari, le elezioni che hanno giustamente catalizzato – per diversi motivi – l’attenzione nazionale, il nostro partito ha giocato e perso come si gioca e si perde nelle migliori partite di rugby: ha affrontato lealmente le primarie di coalizione, le ha perse, ha accettato il verdetto e si è posto al servizio del candidato (Pisapia e Zedda innanzitutto, De Magistris con meno vigore). La coalizione ha lavorato compatta, il centro sinistra ha stravinto a Napoli, dove non era scontato accadesse, e ha conquistato due roccaforti della destra come Milano e Cagliari, delle quali Berlusconi è rispettivamente cittadino effettivo e onorario (così dice lui..).
Come nelle migliori partite di rugby, il pd soccombente alle primarie si è speso sportivamente ed è uscito con gli onori dovuti a chi gioca con lealtà e a viso aperto.
La sinistra, nel suo insieme, ha riconquistato l’entusiasmo dei giovani e ha attinto da chi – fino a ieri deluso – si asteneva.
Il pd non si fermi (sarebbe una analisi ottusa) a contare i voti presi o i voti persi. La ragioneria o la statistica stavolta non giocano un ruolo importante. Abbiamo dato gambe solide a idee fresche, abbiamo apertamente lottato per i candidati della coalizione e beatamente gioito e festeggiato per la vittoria. Siamo scesi in piazza, un po spettinati e senza cravatta, con gli amici di Sel e Idv e abbiamo riso con loro.
Berlusconi, “game over”!!
La sostenibile leggerezza del vincere
Sia chiaro: né a Cagliari né a Milano si è ancora vinto niente. Anzi, Massimo Zedda se la dovrà sudare eccome, mentre per Giuliano Pisapia le possibilità di uno storico successo nella roccaforte dell’affarismo italiano, quella Milano da cui tutto ebbe inizio nel dopo “mani pulite”, ci sono tutte e comunque tocchiamo ferro.
Ma, insomma, c’è nell’aria finalmente una allegra riscossa, un’onda che spazza via un’acqua stagnante e oleosa.
E si è vista una parte di società che cominciavo a credere invisibile, addirittura inesistente: l’ho vista a Olbia, ad esempio, dove il candidato sindaco del centro sinistra ha vinto al primo turno nel bunker del berlusconismo sardo. Uomini e donne che votano a sinistra e – udite udite – alla fine vincono le elezioni!
Ezio Mauro, direttore de La Repubblica, diceva oggi che il bello delle democrazie è che presto o tardi i conti devono tornare e che non si può di continuo sollecitare l’elettorato con promesse sempre rinnovate e mai mantenute di riforme, rinnovamento, modernità. Io, in tutta sincerità, cominciavo a dubitare del funzionamento di questi meccanismi di compensazione dei sistemi democratici. Temevo (in parte temo ancora) che la demenza diffusa in tv e quotidianamente replicata avesse definitivamente ucciso il senso critico e quasi ogni capacità di reazione. Temevo (e in parte temo ancora) che questo Paese tendenzialmente anziano e poco istruito si lasciasse travolgere dalle vertigini della leggerezza e del disimpegno.
Se oggi il cuore, a sinistra, riprende a battere con la giusta frequenza e pompa nuovi stimoli ed energia vitale, lo si deve di certo a chi non si è adeguato a un pacchetto di idee preconfezionato dal berlusconismo, a chi ha votato e vota contro questo Governo e a favore di una alternativa. Ma lo si deve soprattutto a chi ha dato gambe alla diversità di opinione, a chi si è speso (e quindi esposto) di persona per dare corpo ai dibattiti, alle iniziative aggreganti, all’approfondimento non banale dei temi principali della vita sociale. A chi monta gazebo nelle piazze, a chi attacca i manifesti elettorali sui muri, a chi aggiorna gli appuntamenti di partito via mail, a chi ci rimette i soldi per fare venti telefonate al giorno per ricordare una data e un orario, a chi gestisce il magro bilancio di una segreteria provinciale (Valerio..!), a chi istituisce i forum, a chi fa le fotocopie da casa e poi non sta lì a farsi pagare una nuova cartuccia di inchiostro.
A prescindere da come andranno i ballottaggi, il vento è finalmente cambiato.
Questo articolo scritto un po di fretta è dedicato a Gianni, Selma, Anna, Mariangela, Elia, Valerio, Alessandra, Simona e i tanti altri che non dimentico ma non posso elencare tutti.
A loro innanzitutto, dopo l’insostenibile populismo di questi anni, la sostenibile leggerezza del vincere.
Un referendum invisibile
Ora si può anche dire: questo referendum è stata una cosa vagamente demenziale.
Senza parlare per grandi sistemi, ma rimanendo all’osso, possiamo riassumere i seguenti punti principali di questo anomalo appuntamento elettorale:
1) durante l’oscena campagna elettorale di Cappellacci, nel gennaio 2009, l’imprenditore milanese Berlusconi (nonché Presidente del Consiglio per coincidenze astrali) scendeva settimanalmente in Sardegna e abbracciava il candidato Governatore, urlacchiando alle platee in estasi che sarebbe stato conveniente, per l’isola, avere un governo nazionale amico. Lui stesso, l’imprenditore pagliaccio, asseriva di essere cittadino onorario sardo. Bene. L’amicizia e la simbiosi politica tra i due è tale che il giorno successivo alla vittoria in Regione ci è stato subito scippato il G8 a La Maddalena, cui sono seguiti altri spassosissimi furti istituzionali in cambio di barzellette croccanti. E siamo all’oggi: l’inutile Ugo ha dovuto promuovere e sensibilizzare un referendum consultivo per contrastare la scelta nuclearista di Silvio, suo vecchio compagno di giochi. Non sarebbe bastata una telefonata, durante le pause erotiche di Berlusconi, per farlo desistere da questa idea così invasiva e devastante per il futuro energetico sardo e italico?
2) Nelle dichiarazioni pubbliche del Presidente di Regione, dei suoi sodali di Giunta, dei consiglieri amici, il granitico “no” al nucleare è stato detto a muso duro, con le narici fumanti e la bocca schiumante di rabbia. Peccato non facciano un solo riferimento a chi il nucleare lo sta proponendo e imponendo, anzi: i vari Ministri Mattioli, Sacconi, La Russa, Romani (tutti peraltro di un’antipatia rivoltante) sono scesi copiosamente in Sardegna per fare campagna elettorale per le amministrative locali, accolti da grandi sorrisi e cortei sbandieranti. Sembrerebbe che le centrali nucleari stiano per precipitare sull’isola non perchè figlie delle politiche del centro destra nazionale, ma come dei meteoriti incontrollabili provenienti dallo spazio siderale!
3) In queste ultime settimane, fino a questi giorni e addirittura oggi stesso, non si è vista traccia nei tg e nei giornali nazionali del voto referendario sardo: si è scritto e parlato delle amministrative, si sono dati dettagli e curiosità di ogni genere, ma non si è spesa una riga per segnalare il voto nell’isola, la cui importanza a me pareva evidente.
Il tratto demenziale di questo punto sta nel non avere colto segnali di fumo neppure dagli esponenti del pd nazionale, i quali pare non siano stati avvisati del quesito referendario regionale. Si faccia in modo di avvisarli, potrebbe tornare utile per l’eventuale referendum analogo di giugno.
A conti fatti, appare non più sopportabile accogliere i distratti esponenti politici “del continente” con il nostro proverbiale spirito di ospitalità. Il disco rotto secondo cui tutti amano l’isola per il sole e per il mare, e perchè i sardi sono “gente seria” a me non va proprio giù. Per alcuni versi, comincio a desiderare un vero partito democratico sardo, e una battaglia che rafforzi l’autonomismo, che ravvivi e renda davvero attuativi gli articoli e i sottintesi diritti del nostro Statuto Speciale, che dia un colpo di spugna o di scopa a questa polverosa immagine da “Sardegna canta” e balletti folk, di pastori incazzati (ce n’è di gente incazzata!) e operai disillusi dopo avere riso delle barzellette e delle finte telefonate russe di un uomo che era ed è un evidente imbroglione.
Questo referendum è stato per un verso un paradossale scontro tra Cappellacci e Berlusconi (e qui sta il demenziale) e per altro verso una grave dimostrazione della nostra marginalità. Speriamo che Zedda mi ridesti dal torpore.
Giovani di Arborea: energie rinnovabili
Iniziamo a parlare di nucleare.
Si tratta di un argomento che non è semplice sviluppare perchè richiede competenze e conoscenze in materia di ingegneria e di fisica (quanto meno).
Proprio per questo, o anche per questo, è bene tenere le antenne dritte: laddove il dibattito esclude la maggioranza della popolazione si annidano spesso interessi poco cristallini. Pochi giorni fa, per bocca del Ministro Romani, il Governo ha istituito una moratoria sul nucleare. Cosa significa? In pratica, si sospendono le procedure con le quali si deve effettuare la scelta dei siti nazionali in cui ubicare le 4 centrali nucleari messe in preventivo dal Governo Berlusconi. Se ne riparla tra 12 mesi, forse 24.
Secondo punto: per voce del Ministro Maroni, il Governo nega il cosiddetto “election day”, ovvero l’accorpamento in un’unica data della votazione per le elezioni amministrative e i tre referendum (legittimo impedimento, privatizzazione dell’acqua ed energia nucleare). Dice Maroni: 15 e 16 maggio si vota il primo turno per le amministrative, mentre il voto sui referendum è fissato per sabato 12 e domenica 13 giugno.
Questa trovata del Ministro suonatore di jazz costa al Paese 400 milioni di euro, che si sarebbero potuti risparmiare accorpando le votazioni negli stessi giorni.
Ovvio: la Maggioranza di Berlusconi si è accorta che il disastro in corso nella centrale di Fukushima, dove la radioattività dell’acqua è ormai 10 milioni di volte superiore alla norma, ha destato l’attenzione e i timori dell’opinione pubblica sull’argomento, quindi con buona probabilità l’affluenza alle urne sarà notevole, e siccome tra i quesiti referendari c’è anche quello attinente al legittimo impedimento si cerca disperatamente di “sgonfiare” di importanza il voto di giugno, slegandolo dalle amministrative.
Fin qui la politica di questi infami. Moratoria da una parte e dissociazione delle votazioni dall’altra.
Poi c’è il merito.
Il Partito democratico è CONTRO l’energia nucleare e la costruzione di centrali nel territorio nazionale.
I motivi sono diversi e si stanno rapidamente rendendo pubblici. L’aspetto più stringente è legato a questioni di sicurezza. Gli impianti nucleari esigono un forte controllo e una conseguente militarizzazione del territorio; la legge attualmente in vigore li identifica come siti militari. Per quanti chilometri attorno alla centrale sarebbe ristretta la libertà di agire del singolo e della popolazione nel suo complesso allo scopo di prevenire eventuali atti terroristici?
Inoltre, l’uranio non è una risorsa rinnovabile: svariate fonti scientifiche ci informano che nell’arco di qualche decennio – in previsione di una politica energetica volta al nucleare su larga scala – la risorsa uranio sarà estinta, mentre le scorie radioattive, che rappresentano gli scarti di lavorazione non trasformati in energia, non sono smaltibili in nessuna forma per svariate migliaia di anni. In Italia, si tenga conto, non esistono impianti di arricchimento di uranio (procedura necessaria al suo sfruttamento a fini energivori) con conseguenti costi aggiuntivi. Costi che sommati a quelli necessari alla progettazione, alla costruzione e al mantenimento, rendono di fatto così anti economiche le centrali da richiedere appunto il coinvolgimento di ingenti risorse pubbliche.
Vi invito a informarvi meglio e in dettaglio su questo argomento nei numerosi siti internet specializzati, e vi ricordo che oltre 1200 scienziati in Italia si sono ufficialmente allineati al SI – CONTRO IL NUCLEARE.
Una buona notizia: ci sono ragazzi e ragazze, ad Arborea, che si stanno interessando alla questione. Interessarsi è già un passo notevole, con i tempi che corrono. Ma c’è un “di più″: questi ragazzi esprimono pubblicamente la loro opinione, appendono striscioni contro il nucleare a due passi dal municipio, scrivono sui social network (facebook).
L’espressione è una libertà scarsamente praticata nelle piccole comunità, in cui soprattutto gli adulti scoraggiano le iniziative e le battaglie civili dei movimenti giovanili, salvo poi lamentarsi che i propri figli “non si interessano a niente”. Coerenza, e un po di coraggio! I ragazzi ne avrebbero da vendere, avranno tempo di imbruttirsi e rinchiudersi nei propri gusci come succede a molti di noi “persone mature”.
Avanti così!
Proposta all’Amministrazione comunale di Arborea
Proviamo a essere più propositivi, come alcuni lettori del blog ci suggeriscono. E tentiamo di prenderci a cuore una causa, augurandoci che proprio dai lettori (che sappiamo essere abbastanza numerosi) arrivino integrazioni, consigli, precisazioni.
Facciamo anche che per questo fine utilizziamo le pagine del blog, che magari ancora non è di larghissimo uso ma è pur sempre uno strumento ufficiale del partito democratico.
Con riferimento all’ultimo articolo postato (“un paese fermo”) ci viene obiettato che poi, tutto sommato, il paese non è poi così fermo. Non entro nel merito perchè potrei sbagliarmi e ognuno la vede a modo suo e non replico. Ogni posizione è rispettabile, per carità. Provo a proporre.
Nel 2008 la Giunta regionale deliberava, a seguito di ricognizione effettuata sul territorio, l’elenco dei beni immobili funzionali e non funzionali all’attività dell’Agenzia Laore Sardegna. Non limitandosi a un puro elenco, dettava le linee guida che l’Agenzia stessa era tenuta a seguire per disfarsi (a vario titolo) dei beni non ritenuti funzionali allo svolgimento dell’attività. Ciò giustificato dalla necessità di abbattere i costi d’esercizio e sgravare l’Ente da un eccessivo patrimonio immobiliare infruttuoso.
La Giunta Soru emanava un atto esecutivo che conferiva a Laore la delega con cui disfarsi dei beni non più considerati di sua pertinenza, secondo le seguenti modalità:
a) alienazione di immobili per i quali sia già intervenuta l’accettazione da parte del promissario
acquirente o per i quali sussista l’impegno dell’Ente ad alienarli in regime di prelazione;
b) concessione di beni agli Enti locali territoriali in esecuzione di atti precedentemente autorizzati,
nonché cessione definitiva dei beni oggetto di contratti di comodato gratuito, comportanti
clausola di successiva cessione degli stessi, in favore degli Enti locali territoriali interessati,
previa verifica che gli stessi non rivestano interesse funzionale per l’Amministrazione regionale.
In particolare il punto b) a noi pare interessante: la concessione agli Enti locali territoriali (Comuni) dei beni oggetto di contratti di comodato gratuito, in particolare per quelli che non rivestano interesse funzionale per l’Amministrazione regionale.
Segue il lungo elenco dell’allegato C) quello che comprende i beni considerati cedibili, e non sorprende accorgersi del numero considerevole di edifici, tra cui depositi, uffici, esercizi commerciali, capannoni, per il solo Comune di Arborea.
Ora, siamo fortemente convinti che l’Amministrazione di questo Comune avrebbe tutte le facoltà per attivarsi in questo senso, e potrebbe con pieno titolo istituire un tavolo di trattativa con gli uffici territoriali dell’Agenzia Laore, affinchè si appropri (il Comune) di tutti o parte di quei beni che giaciono in degrado e abbandono nel nostro territorio, anche nel centro storico.
L’occasione andrebbe colta: il punto in oggetto parla di “cessione” e non di “alienazione”, per cui è ipotizzabile che si tratti di trasferimento di proprietà a titolo gratuito. Forse si, forse no, se ne possono interessare gli amministratori o si tratta di una questione impraticabile? Non pare ci si possa trincerare dietro il paravento del “non ci sono risorse”, dato che si tratterebbe di una vertenza puramente politica, a costo zero. Di buona politica, a nostro avviso.
Sarebbe lusinghiero, per noi che scriviamo da qualche anno e non veniamo mai, dico mai, degnati di una replica, che si prestasse attenzione a questa proposta, magari anche solo per venire smentiti (sempre nel merito) e ci si dica che questa strada non è praticabile.
O si dica che la si ritiene poco interessante.
Per chi avesse curiosità, ecco gli estremi della delibera della Giunta Soru:
DELIBERAZIONE N. 72/8 DEL 19.12.2008 (guarda delibera e relativi allegati >>)



