Nessuna barricata ideologica

E’ di oggi la replica a firma dell’Assessore regionale all’Agricoltura, Oscar Cherchi, alle obiezioni e alle osservazioni mosse da diverse parti rispetto al progetto di trivellazione della Sargas in territorio di Arborea, attualmente in fase di approvazione agli uffici regionali. Pubblichiamo integralmente l’articolo de La Nuova Sardegna:

Progetto Eleonora, l’assessore Cherchi risponde al comitato

ARBOREA. I dubbi del comitato civico “No al Progetto Eleonora”, che si schiera, almeno nel nome, contro la realizzazione del pozzo di trivellazione del metano in territorio di Arborea, progetto presentato dalla Saras, non convincono appieno l’Assessore dell’Agricoltura Oscar Cherchi, che preferirebbe un approccio più moderato al problema.
«Non vorrei che fossimo alle solite – commenta Cherchi -, con due schieramenti pro e contro che si danno battaglia solo per questioni ideologiche che mal si coniugano con le emergenze economiche attuali e le vere esigenze di tutela del territorio. Condivido invece la prudenza, che deve venire da entrambe le parti perché venga effettuato un attento studio del rapporto costi/benefici che tenga conto di tutte le variabili. Fermo restando che le zone umide sono da tutelare, sono un patrimonio di grande valore».
Secondo l’assessore, però, «è doveroso trovare un intesa con i vertici aziendali della Saras e le istituzioni locali per capire bene quali soluzioni sono le più adatte alle esigenze di salvaguardia delle bellezze naturali e alle imprese agricole del posto. Queste soluzioni allo stesso tempo devono consentire di sfruttare un bene prezioso come il metano per far crescere l’economia e l’occupazione nella provincia di Oristano».

Analoghe dichiarazioni compaiono, sempre oggi, sul quotidiano L’unione Sarda.
Pur non avendo ancora deliberato in sede di circolo pd di Arborea, non posso evitare di dire la mia in qualità di segretario, con brevità e chiarezza.
La nascita del comitato di cittadini denominato “No al progetto Eleonora” è una novità da salutare con entusiasmo. Ragazze e ragazzi che abitano questo territorio si riconoscono e si “legano” attraverso il web, condividono le proprie perplessità riguardo a un investimento che viene reso noto alla popolazione il giorno 7 di ottobre, dopo circa due anni di silenziosa gestazione tra uffici regionali e sale consiliari del Comune di Arborea. Creano una pagina su facebook che nel giro di pochissimi giorni comincia a raccogliere e catalogare articoli della stampa, osservazioni di cittadini interessati alla questione, approfondimenti normativi e consulenze professionali. I ragazzi scrivono senza mai offendere, espongono le proprie analisi e mirano a coinvolgere un numero sempre maggiore di cittadini. Sollevano questioni sul merito, non si fanno strumentalizzare dai partiti pur accettando di buon grado un sostegno esterno. Applicano quello che – di norma – si definisce “senso civico”, fenomeno sconosciuto in questo paese abituato ad accodarsi alle decisioni e solo raramente a determinare il proprio modello di sviluppo.
L’Assessore Cherchi, nella sua nota stampa, dichiara “Non vorrei che fossimo alle solite, con due schieramenti pro e contro che si danno battaglia solo per questioni ideologiche”.
L’Assessore può stare tranquillo: a me non pare che l’ideologia centri granché in questa storia. A me pare che la sua paura di “barricate ideologiche” assomigli semmai alle divisioni che oggi più di ieri paralizzano le attività del Consiglio regionale di cui fa parte. Sta alla politica (regionale) trovare il bandolo di questa matassa. Cominciando, ad esempio, a dirci se il progetto “Eleonora” meriti o non meriti di essere assoggettato alla Valutazione di Impatto Ambientale.
Questo è il vostro compito.

La Saras ad Arborea, il Piano Galsi, il silenzio della nostra amministrazione comunale

Nella giornata che commemora i nostri defunti, il silenzio che circonda le case di Arborea è conciliante.
Il silenzio della nostra amministrazione è invece spettrale e parecchio inspiegabile, rispetto a un tema che (al contrario dei nostri amministratori) è sulla bocca di molti ragazzi di questo paese e riguarda il Piano Saras in questo territorio.
Cosa è il Piano Saras?
Se ne è parlato e scritto in questo blog il 7 di ottobre, quando abbiamo ricevuto notizia dal quotidiano “la nuova Sardegna” in un articolo a firma di Roberto Petretto.
Per questo motivo non entro nei dettagli e rimando al nostro articolo intitolato “i pirati”.
Fuori dai dettagli, per dirla in breve, la Saras progetta – con tanto di piano di fattibilità già depositato all’Assessorato regionale all’Industria – di realizzare un sito di esplorazione nella zona di S’ena arrubia, tra il camping e lo stagno. Per l’esattezza, si pianifica un pozzo esplorativo per la ricerca di gas naturale, un pozzo che potrebbe avere una profondità dai 2800 ai 3000 metri, in un punto ai margini della zona SIC (Sito di Interesse Comunitario) e ZPS (Zona a Protezione Speciale), insomma un compendio ambientale protetto.
Se non vi saranno obiezioni in merito, e se la Regione sarda non ritenesse opportuno vincolare a ulteriori verifiche il Piano, la Saras potrebbe procedere senza neppure la valutazione di impatto ambientale (VIA).
Il che significa che in tempi non lunghissimi verrebbe insediato il sito esplorativo, con tutte le conseguenze nel breve e lungo periodo, senza alcuna reale tutela soprattutto in riferimento al ripristino delle condizioni originali e quindi della salvaguardia dell’ecosistema e del fragile equilibrio naturale del S’ena arrubia.
Peraltro, al silenzio del nostro Sindaco e dell’amministrazione tutta, fa eco il latitante comportamento del Governatore sardo Cappellacci sui ritardi nella realizzazione del gasdotto algerino, opera che dovrebbe attraversare l’isola via mare, dal Sulcis fino a Olbia, per poi giungere a Piombino.
Il Piano Galsi (cosiddetto) è in itinere dal 2006 e si attende solo che divenga operativo. Porterebbe sull’isola il metano, risorsa di cui la Sardegna è priva e che garantirebbe fondamentali risparmi energetici, soprattutto industriali ma non solo. La distribuzione nei territori sarebbe garantita da 38 punti di snodo, da sud a nord; solo l’oristanese conta ben 6 impianti di linea (Uras, Marrubiu, Simaxis, Zerfaliu, due a Paulilatino e uno a Abbasanta) e arriverebbe “alle case” tramite le condotte sotterranee (già finanziate e in gran parte realizzate nei Comuni) senza ulteriore impatto ambientale. Si tratterebbe di effettuare la posa della condotta principale e gli allacci nelle linee intermedie, il cui affido sarebbe dato a un unico gestore tramite gara d’appalto con evidenza pubblica.
A quanto pare, l’Eni capeggia gli oppositori del progetto, e non si può escludere che la stessa Saras sia tra le maglie degli ostruzionisti.
Ad ogni modo, senza voler processare le intenzioni, sarebbe il caso di approfondire per quale motivo (e con quale convenienza per noi..) si dovrebbe avvallare la realizzazione di un giacimento nel nostro Comune, un pozzo di esplorazione a fortissimo impatto per il territorio, senza garanzia di buon esito delle perforazioni (già nel 1962 in quella zona fu effettuato uno scavo esplorativo) avendo “chiavi in mano” la possibilità di ricevere con maggiori vantaggi e senza costi il metano algerino.
Teniamoci informati, teniamoli informati.

La cittadinanza riconquistata

Nell’anno 2006 sono stata ospite della comunità Il samaritano di arborea per sperimentare sul campo le nuove linee di progettualità legate ai programmi alternativi al sistema detentivo in Italia. Dopo 35 giorni di permanenza e di condivisione di quel mondo sono ritornata alla facoltà di Scienza della Formazione dell’Università di Genova avendo non solo portato un lavoro didattico e formativo, ma ho portato con me un universo emotivo, che per la prima volta mi ha fatto conoscere il senso d’appartenere a un gruppo, se pur in un contesto doloroso come quello.
Ho conservato non solo il mio scritto, ma tutta la programmazione relativa ai laboratori pratici realizzati con i ragazzi e le ragazze di quell’estate.
Era l’anno dell’Indulto: un anno in cui c’è chi ha deciso di rimanere al Samaritano, perchè in esso credeva e si sentiva parte. Quella era la sua patria. Quella era la sua nuova forma di libertà.
Questo mio intervento sta a sostenere la riapertura del Samaritano e a chiedere a chi di competenza di darmi la possibilità di ritornare a lavorare come volontaria per riorganizzare il settore socio-educativo di quella che è ancora l’unica Casa-fattoria dì Italia.

Poca attenzione per il verde pubblico

Un cittadino (che si firma) ci ha inviato un articolo che lamenta un disagio. Riceviamo e pubblichiamo.

“Cari cittadini, ho osservato l’ennesimo lavoro comunale inutile, o comunque non eseguito correttamente. E’ stato asfaltato un tratto di piazzale a fianco alle poste (piazza del cooperatore). Si nota come il lavoro è stato eseguito solo a metà e si può anche notare come (ancora una volta) non sia stato tutelato il verde pubblico.
A quanto si vede, l’asfalto circonda i due unici platani presenti lungo strada, evidentemente non ricordandosi che un tempo, lungo corso Italia, c’era una striscia di verde che partiva dal semaforo e terminava fin dopo la gelateria di Panetto (peraltro, anche in quel punto i platani rimossi per realizzare la pista ciclabile non sono stati rimpiazzati).
Ricordo che nella riunione svoltasi dai salesiani, all’inizio di questa legislatura, la nuova amministrazione assicurò una efficiente gestione del verde pubblico: ciò non si è ancora visto, in realtà, e anzi gli alberi diminuiscono di mese in mese.
A proposito di questo, ne approfitto per fare i complimenti a don Silvio, che avendo tolto una pianta l’ha sostituita con una nuova, in meno di un mese (fatti, non parole).”

Carlo Gasparotto

La vanità dei dittatori

Il tiranno, il dittatore, è quasi sempre un gran vanitoso. Così accecato di vanità da non scorgere la beffa finale: la sua vita colma di potere, circondata di obbedienti di ogni sorta (per obbligo o per personale convenienza), questa vita termina quasi sempre con l’umiliazione. Gli ultimi giorni, talvolta mesi, li trascorre in fuga da palazzi d’oro. Assistito da sparute guardie fedeli, si rintana nel bunker, e quando il bunker viene scoperto e bombardato il tiranno si sistema in un tunnel di cemento, o in una trincea improvvisata. In rifugi penosi, sempre più angusti e puzzolenti, e man mano che scappa lascia un po di potere, ad ogni passaggio: cappelli, turbanti, medaglie, lustrini, oro e denaro. Il tiranno è un vanitoso, ha avuto donne bellissime e giovani, e man mano che lui invecchiava le sue donne ringiovanivano. Le televisioni lo seguivano ad ogni passo e immortalavano cortei ossequiosi, pranzi diplomatici, delegazioni di Stato. Il tiranno camminava sempre un metro avanti i suoi sudditi e mezzo metro avanti i capi di governo stranieri. Quando il tiranno è vicino alla morte, quasi sempre viene strattonato, picchiato. Quasi sempre subisce l’umiliazione del corpo. La tv non si era mai permessa di riprenderlo con un capello fuori posto o in pose imbarazzanti. Adesso, vicino alla fine, il tiranno è spesso un uomo di settant’anni, con i capelli imbrattati di sangue e sabbia, e le riprese televisive non sono sotto la rigida regia dello staff presidenziale, ma sono date dalla videocamera di un ribelle esagitato. Si è reso responsabile della morte di centinaia di migliaia di persone, il tiranno vanitoso che ha avuto donne e soldi. Ma esiste categoria umana che possa fare più pena di chi si è creduto intoccabile (e forse immortale) per una vita intera, e poi ha il tempo di vedersi scovare in una tana come un topo e assistere ancora cosciente al vilipendio del suo corpo, davanti a una videocamera impietosa più dei giustizieri? Si sarà accorto in quegli ultimi attimi di non essere mai stato davvero un uomo? Io, di certo, l’ho visto uomo solo oggi.