Abbondanza di spazi, mancanza di sedi
Questa sera, per motivi di lavoro, sono stato alla borgata del Centro 1. Mi è stato riferito da alcuni abitanti del luogo che proprio stamattina (10 marzo mentre scrivo) si è verificato un incidente: pare che durante un sopralluogo (da quanto ho appreso, dei Vigili del Fuoco), la persona che stava effettuando dei controlli sull’agibilità di un caseggiato, sarebbe in pratica precipitata sul pavimento di una abitazione, avendo sfondato il tetto sul quale camminava. Ora, i giornali di domani credo ci daranno notizia e ci informeranno sul come e sul perché, e mi auguro che il malcapitato non abbia riportato gravissime conseguenze. Aggiungo che non ho conoscenza del caso, quindi ogni valutazione sull’accaduto va rimandata almeno di qualche giorno. A quanto mi è stato riferito da persona bene informata, pare che già da tempo i residenti di queste abitazioni in schiera avrebbero sollecitato interventi straordinari e urgenti, in quanto vi sarebbe una di queste case, disabitata, completamente crollata (questo ho potuto verificarlo di persona). Il crollo di questa, starebbe “trascinando” i muri contigui fuori assetto, in una sorta di effetto a catena in tutte le case della stessa schiera, creando non solo disagio ma addirittura ansia tra i residenti coinvolti. A quanto mi risulta, la vittima dello spiacevole incidente avrebbe sfondato il tetto di una casa abitata, la quale si trova dunque con un bel buco sul tetto.
Ripeto: non azzardo valutazioni o teoremi. Riflettevo, però, rientrando ad Arborea, sulla devastazione urbanistica in essere nel nostro paese su gran parte degli immobili non solo delle borgate, le quali certamente sono più penalizzate e degradate, ma in tutto il territorio. Specie riguardo ai numerosi caseggiati, capannoni, ex uffici ecc., di proprietà Laore, Sbs, Comune. Tutti enti, questi, che non solo non avrebbero copertura finanziaria per ristrutturare il loro patrimonio edilizio (e questo si comprende) ma soprattutto non sembrano avere né idee, né intenzione, e forse neppure interesse per intervenire in qualche modo. E riflettevo sul fatto che in tutti questi anni (venti? Trenta? Quaranta?) non ho ricordo di una sola bozza di progetto integrato (sistemico) di ristrutturazione e conversione di questi stabili disseminati anche in pieno centro ad Arborea.
Mi infastidisce che per interessi particolari, per mancanza di slancio progettuale, per la totale assenza di concertazione tra le parti, il paese sia mortificato da questi scheletri di una Arborea che non esiste più. E’ sufficiente passeggiare per le strade del centro per impattare il degrado e l’abbandono: il silos, l’ex stabilimento 3A, gli ex uffici della Coop Servizi, il vecchio lavasecco di fianco alla cartolibreria, le vecchie lavanderie a pezzi negli orti abbandonati, tutta la zona sul retro delle scuole medie e si potrrebbe proseguire a lungo. A fronte di questo spreco, un paradosso: muore l’associazionismo, il volontariato, la stessa politica, quasi ogni forma di aggregazione sociale, per mancanza di sedi.
Mi piacerebbe far sapere ai prossimi amministratori che senza spazi di aggregazione, una società appassisce. Muore l’iniziativa, si spegne il piacere della condivisione, stare insieme diventa un impaccio, un disagio. E i problemi di una comunità si accumulano e si impolverano, perchè se mi abituo alla mia sola opinione finisco per credere che non ne esistano altre, il mio semplice punto di vista diviene verità assoluta. Se una comunità non cresce, non si confronta, non approfondisce, finisce che non graffia: cammina in superficie e si illude che la realtà sia lì davanti, alla luce del sole, finchè non trova un tetto fragile, troppo fragile, che crolla sotto i suoi piedi.
In un istante capisci tante cose, ma fa un male cane.
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Tutto quello che scrivi “purtroppo” è sotto gli occhi di tutti .
Molti sono completamente ciechi ,mentre una buona parte di persone si sta abituando all’incedere senza ostacoli del degrado.
Speriamo che questo grido d’aiuto venga udito da chi nei prossimi anni avrà la possibilità di governare la nostra cittadina.
Nel 2002, nell’ultima parte della prima edizione del libro “L’ARBOREINO”, vi è una buona documentazione fotografica che denunciava il degrado di Arborea in quegli anni.
La speranza dell’autore del libro era proprio quella di smuovere le coscienze per porre rimedio al “brutto”.
Sono passati 8 anni da allora!
Quanti ne dovranno ancora passare ?
Spero che la paziente e amorevole opera “L’Arboreino” possa trovare nei prossimi amministratori quella sensibilità che meriterebbe. Che non consiste nel replicare il racconto della storia della Bonifica (vedi la recente uscita del manuale, patrocinato dal Comune), ma nel raccogliere finalmente il malcontento e la mortificazione dei cittadini per il “brutto” e porre rimedio mediante l’amministrazione quotidiana del bene pubblico.
Credo che Michele ne sarebbe felice, e la sua memoria onorata.