Politica
E adesso vedremo la buona politica?
Il Governo di Mario Monti è in carica da una manciata di giorni e già si avverte una piacevole sensazione di spiazzamento: nei commenti politici, nei rapporti tra partiti, nei salotti della tv.
Chi scrive in questo blog non ha strumenti per argomentare in merito alla presunta appartenenza del nuovo premier ai cosiddetti “poteri forti”. Peraltro non sono a conoscenza di poteri deboli. In ogni caso mi pare che debole sia soprattutto l’argomentazione, come se ci si volesse attaccare a qualsiasi ombra pur di giustificare il proprio dissenso annunciato.
La politica italiana degli ultimi vent’anni – e non ho un’età tale da poter ricordare gli Andreotti e i Craxi di tempi più lontani – si è prodotta e riprodotta quasi esclusivamente sulla dialettica a scapito del merito, e tanto più la concretezza mancava quanto più si accentuava il contraddittorio. E’ stato un metodo, anzi il metodo.
Su questo si è costruito non solo il berlusconismo ma l’intera classe dirigente, compresa la Sinistra degli anni novanta, talvolta apparsa compiaciuta di sopravvivere in uno stato di minoranza quasi cronica, fondata sulla difesa miope di vecchie classi sociali che si disfacevano sotto gli occhi di tutti, in Italia e in Europa.
Il pullulare, in questi venti anni, dei talk show politici, è stata una fenomenale messinscena: mascherata da informazione e pluralismo, in realtà è stata una gigantesca giostra del nulla, il fumo negli occhi per telespettatori addestrati alla rissa, divertiti dagli Sgarbi, i La Russa e i Gasparri, i Mastella e le Santanchè, i conduttori fintamente moderati e quelli (ancor peggiori) che fingendosi scomodi spesso partecipavano alla recita.
Insomma, non basterebbe una lenzuolata di parole per ripercorrere il quasi ventennio di questa pessima “seconda Repubblica”. E del resto ne ho davvero poche da spendere anche io, dopo averne usate (forse abusando) in questi due anni di blog pd arboreino.
Ora si attende il risveglio della buona politica. E un po di silenzio.
Analisi semi seria dell’articolo di Gian Valerio
L’articolo postato di recente da Gian Valerio Sanna sul suo blog (www.gianvaleriosanna.it) ha scatenato una raffica di reazioni sul web, e prevedo un ulteriore seguito nei prossimi dibattiti in assemblea provinciale e non solo.
La prima cosa che risalta, più ancora del merito delle questioni sollevate, è la constatazione, finora mascherata, di stili molto diversi per obiettivi condivisi all’interno del pd (il partito più psicanalizzato nella storia d’Italia, manco Woody Allen ai tempi d’oro..!). Quando ho iniziato a occuparmi di politica in modo attivo, alla fine degli anni novanta, mi forgiavo a pieno titolo della definizione di “giovane” non avendo ancora compiuto i trenta. Ero un esemplare maschio giovane che si aggirava timoroso tra le ultime file di sedie durante le riunioni di paese. L’accettazione da parte del branco si misurava in funzione della vicinanza al tavolo dei relatori, simbolo del potere, platealmente occupato e custodito dai capi branco, generalmente maschi dal pelo grigio, i quali mi permettevano (con espressione di blanda indifferenza) di avvicinarmi al tavolo per finire i resti ormai devastati del loro lauto banchetto: qualche manifesto da incollare ai muri, centinaia di lettere elettorali da piegare e imbustare..insomma, i resti!
La politica era ancora quella e si giocava con gli stessi simboli e strumenti di quella di craxiana memoria.
Assemblee, riunioni, sezioni. Niente al di fuori di quei luoghi imbandierati e talvolta microfonati aveva una qualche legittimazione, incisività, peso. Potevi battere i pugni al tavolino di un bar, ma eri pur sempre in un bar; potevi dirne di cotte e di crude nella panchina della piazza di chiesa. Ma io stesso, quando vedevo passare un politico in carriera, per le strade di paese, mi accorgevo che i toni si facevano all’improvviso dimessi, pacati, e più d’uno tra quelli che di solito sbraitava contro la solita casta si avvicinava con passo incerto, da anatra, all’assessore e gli stringeva ossequiosamente la mano; e l’assessore – anche questo notavo – sostava con lui il tanto che bastava per non apparire troppo sfuggente: mediamente trenta secondi, poi lo liquidava con un saluto sbrigativo e lapidario. “Quell’uomo ha il controllo del tavolo delle riunioni”, pensavo in modo meccanico, a questo si riduceva la radiografia della politica pre-internet.
Cosa mi racconta adesso lo scambio (a tratti feroce) tra Gian Valerio e alcuni più o meno giovani democratici?
Sembrerebbe suggerire l’esistenza di una voragine tra il primo e tutti gli altri. Io non credo che l’onorevole Sanna intendesse banalizzare i blogger, identificandoli come ignoranti un tanto al chilo. Mi è parso un commento stizzito legato alla questione del divieto di cumulo dei vitalizi negli incarichi politici, da lui ritenuto banalizzante dell’universo (complesso) dell’amministrazione della cosa pubblica. Del resto, il consigliere Capelli abilmente ha mosso la palla nel campo dei privilegi di casta, rimarcando l’astensione del voto dei consiglieri pd ben sapendo cosa avrebbe suscitato al nostro interno. Ma dimentica, l’on. Capelli, di avere massicciamente contribuito alla demolizione del progetto Soru, forse l’unica stagione politica sarda davvero all’insegna dei tagli ai costi della politica a vantaggio di una amministrazione sobria ed efficiente, e di avere affiancato un capo popolo, signore degli sprechi e professionista degli scippi istituzionali alla Sardegna, attuale Presidente del Consiglio. Esiste un centrismo che da destra vorrebbe riposizionarsi a favore di vento e forse intende intercettare (lui si!) il qualunquismo e il disfattismo diffuso. Diffidiamo.
Allora ripartiamo con calma. Gian Valerio è una risorsa preziosa del pd, è stato un attore (non comparsa) della precedente legislatura, ha competenze tali da cui noi più giovani non possiamo prescindere, e credo gli si possa risparmiare almeno i commenti sarcastici, se non le lecite critiche. Spero infine che Gian Valerio si convinca della forza trainante della rete e si riconosca lui stesso in questo strumento, visto che il suo stesso j’accuse ci è giunto alle orecchie dal suo sito e non dalle pagine insulse e defunte dell’unione sarda.
Thomas, Massimo, Daniela, Mirko, Ilaria e quanti ancora ne potrei citare, forse anch’io, siamo voci in libertà, senza pretesa di apparire profeti. Dei vecchi tavoli del potere cerchiamo di fare legna da ardere, non erano che dogane per il pensiero, filtri di idee, censura di entusiasmo. Se la politica “di apparato” avesse lavorato un centesimo di quanto si mosse la rete per fare rieleggere Renato Soru nel 2009, forse non ci sarebbe Cappellacci, con i suoi palchetti da barzelletta.
Delle altre questioni discusse da Gian Valerio, circa gli equilibri interni in Segreteria regionale, non sono informato e non scrivo.
Berlusconi “game over”
Io credo che i clamorosi risultati del ballottaggio (ma mettiamoci pure i fragorosi successi al primo turno, che non vanno dimenticati) si possano attribuire a due fattori dominanti, più un numero imprecisato di cause minori sebbene altrettanto decisive.
Una prima partita si è giocata a destra, il cui inizio si può datare (e consegnare alla storia) al giorno della diaspora di Fini al congresso nazionale del pdl. La dura relazione iniziale, davanti a una platea ancora sotto ipnosi berlusconiana, il dito indice puntato al capo, hanno segnato (a mio avviso) il momento politico più importante di questi ultimi anni. Di questo si dovrebbe dare atto al Presidente della Camera, perchè non era affatto scontato che si dovesse giungere a un fuoco incrociato e a uno smarcamento così evidente. Quel momento ha evidenziato una crepa. Il successivo gioco dei numeri, le mozioni di sfiducia, gli Scilipoti, i Barbareschi e il giullaresco spettacolo della conta dei parlamentari all’asta non avrà in futuro alcun peso sostanziale se non per il consumato vilipendio delle istituzioni. Di concreto nient’altro, se non le prebende e lo sciacallaggio di una manciata di “parassiti senza dignità“, come canterebbe qualcuno.
Quella crepa, che per mesi si è cercato di coprire con stucchevoli rimedi di giornata, ha lavorato ed è giunta alla lesione irreversibile del muro maestro: il Fli, pur non sfondando in Parlamento, ha inciso nell’elettorato attivo del centro destra moderato, ingrassando il partito dell’astensionismo fino a ieri composto in prevalenza di delusi di sinistra. L’elettore di destra è assai più scaltro nel fiutare il sentore di declino di un capo popolo. In attesa che il sentore si trasformi in fetore, l’elettore moderato di destra si astiene o vota deliberatamente contro. Il modo migliore per riposizionarsi nel nuovo scenario è quello di smarcarsi per tempo da Berlusconi prima che la fine sia consacrata in tutta la sua evidenza.
La seconda partita interessa la sinistra. Il pd è il grande vincitore di queste elezioni, per non avere ripetuto gli imperdonabili errori del passato, un passato anche molto recente (vedi abbaglio di D’Alema nei confronti di Vendola per il caso Puglia). A Milano, Napoli e Cagliari, le elezioni che hanno giustamente catalizzato – per diversi motivi – l’attenzione nazionale, il nostro partito ha giocato e perso come si gioca e si perde nelle migliori partite di rugby: ha affrontato lealmente le primarie di coalizione, le ha perse, ha accettato il verdetto e si è posto al servizio del candidato (Pisapia e Zedda innanzitutto, De Magistris con meno vigore). La coalizione ha lavorato compatta, il centro sinistra ha stravinto a Napoli, dove non era scontato accadesse, e ha conquistato due roccaforti della destra come Milano e Cagliari, delle quali Berlusconi è rispettivamente cittadino effettivo e onorario (così dice lui..).
Come nelle migliori partite di rugby, il pd soccombente alle primarie si è speso sportivamente ed è uscito con gli onori dovuti a chi gioca con lealtà e a viso aperto.
La sinistra, nel suo insieme, ha riconquistato l’entusiasmo dei giovani e ha attinto da chi – fino a ieri deluso – si asteneva.
Il pd non si fermi (sarebbe una analisi ottusa) a contare i voti presi o i voti persi. La ragioneria o la statistica stavolta non giocano un ruolo importante. Abbiamo dato gambe solide a idee fresche, abbiamo apertamente lottato per i candidati della coalizione e beatamente gioito e festeggiato per la vittoria. Siamo scesi in piazza, un po spettinati e senza cravatta, con gli amici di Sel e Idv e abbiamo riso con loro.
Berlusconi, “game over”!!
Possiamo essere migliori
Giampaolo Tarantini, di cui non si hanno più notizie, pare che pagasse giovani donne (tra cui la nota D’Addario) per recarsi nelle dimore private o di Stato, o private e di Stato, o privatamente statali (vedete voi insomma..) di un signore di una certa età, tale Silvio Berlusconi. Il quale, Berlusconi appunto, ex imprenditore oggi importante dipendente pubblico, pare approfittasse del proprio incarico (pagato con soldi pubblici) per avvantaggiare lo stesso Tarantini negli appalti per le forniture ospedaliere. Non sono necessarie le competenze di Scotland Yard per comprendere il meccanismo, diciamo che è sufficiente un film di Alberto Sordi degli anni sessanta: l’imprenditore assolda delle prostitute (che oggi si usa chiamare escort, e domani magari saranno toyota..chissà!) per rendere servigi di tipo sessuale all’uomo politico, in cambio di illeciti vantaggi imprenditoriali.
Gran parte di questo maestoso scenario in stile Tinto Brass si svolgeva o si perfezionava durante le feste sarde di Porto Rotondo, in quei luoghi nei quali i Vip (very important people..mica burini come noi altri) si uniscono d’estate e si accoppiano ferocemente e indistintamente.
Noi sardi, gagliardamente, ci siamo battuti con il coltello fra i denti per eliminare la cosiddetta tassa sul lusso istituita dalla giunta Soru, iniqua e ingiusta, che avrebbe messo in ginocchio i vari Lele Mora i quali non sanno proprio come fare per arrivare a fine mese, ma dalla noia, e abbiamo sospirato con sollievo al saccheggio della nostra terra dei vari berluscones, da Verdini a Bertolaso, ritrovando grazie a loro la nostra proverbiale attitudine alla sottomissione, che tanto ci garba!
Ma torniamo a Tarantini e al galattico giro di prostituzione.
A proposito di questo imbarazzante argomento, uno stimato giornalista e scrittore, Giampaolo Pansa, commentava un fatto increscioso capitato qualche anno fa all’ex portavoce di Prodi, tale Sircana, che fu fotografato mentre abbassava il finestrino della propria auto e scambiava qualche parola con un trans lungo strada. Pansa, con vivo rammarico, scrisse che un importante uomo pubblico che riveste alte funzioni (Sircana!) non poteva che prendere atto della situazione e ritirarsi in buon ordine a vita privata.
Peggior sorte toccò all’allora Presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, anch’egli coinvolto in una love story parallela al matrimonio con un travestito di un quartiere romano. Dimissioni di Marrazzo, ritiro in convento per riflettere su se stesso e sul senso della vita.
Oggi Pansa, di fronte al puttanaio in corso d’opera, pare rientrato a più miti consigli e alla sua carriera di scrittore, rivisitando in maniera ossessiva la storia post repubblichina. Quando c’è un Berlusconi su cui scrivere, il buon Pansa ha dei rigurgiti dell’Italia che fu sessant’anni fa, si fissa su Salò e non c’è verso di schiodarlo da lì, anche la notte quando è in pigiama.
Parola d’ordine: gossip!
Sarà pure il caso di ribadire invece, una volta di più, che il divorzio tra Eros Ramazzotti e Michelle Hunziker è gossip mentre l’utilizzazione finale di prostitute in cambio di bustarelle, incarichi politici, favori imprenditoriali illeciti, è questione giudiziaria. La presenza di giovanissime e ambiziose signorine per le camere di Palazzo Grazioli o di Villa Certosa, che scorrazzano tra il letto che fu di Putin per una notte (e Dio voglia che almeno lui ci abbia solo dormito..) e i video autocelebrativi del padrone di casa trasmessi alle ospiti come martirio obbligatorio, il tutto senza preventivi controlli della sicurezza del capo del Governo, raffigura serie ipotesi di ricattabilità del premier, poichè è assai probabile che alcune di esse possano avere scattato foto o registrato conversazioni, e quindi possano indurre il puttaniere di turno (si parla di puttaniere in senso generico, può capitare a chiunque..) di pagare il loro silenzio dietro compensi mirabolanti, come ad esempio candidature, posti di lavoro e quant’altro. Altro che intromissione nella vita privata.
Semmai è Berlusconi che ci include indebitamente nella sua reale vita privata, quando ci recapita opuscoli di propaganda con le foto di famiglia, o quando giura una volta a settimana sui suoi figli.
Non lasciamoci incantare dal tono con cui tutto si banalizza: il “bunga bunga” non è un innocuo slogan da allegri buontemponi. Non date retta a chi minimizza, buttando in caciara questioni sulle quali un tempo si fondava la dignità e il rispetto delle persone, delle famiglie, di intere comunità. Palpeggiare il sedere di una minorenne che si offre dietro compenso nel salottino di casa non è il meritato momento di relax del Presidente, ma un reato punibile con il carcere.
Isolatevi dalle decorazioni televisive: quando sentite le risate registrate a “striscia la notizia” non fatevi contagiare, è solo un registratore azionato dalla regia che ci induce a replicare come scimmiette ammaestrate sulla scia di battute dozzinali sfornate dall’ufficio marketing dell’azienda.
A me pare che possiamo essere meglio di tutto questo.
Armi di distruzione di Mass-Media
Ritengo impossibile che non vi siate accorti del comportamento disgustoso degli affiliati pidiellini in tutte le sedi in cui si cerca di discutere del sex gate denoantri.
Sono quasi certo che sia un sabotaggio studiato a tavolino con l’ovvio scopo di rendere impossibile il ragionamento su la gravità della situazione in cui si è cacciato Silvio Berlusconi e sul inequivocabile squallore della sua persona.
Il detto che recita “non c’è più sordo di chi non vuol sentire” calza a pennello per gli uomini del presidente, si comportano esattamente come dei bambini che si tappano le orecchie e urlando bla bla bla. Credo l’abbiamo fatto tutti almeno una volta. Ma solo entro i dieci anni di età!
Non voglio credere a quelli che dicono che il dibattito politico è scaduto e che ormai ci si attacca da tutte le parti senza entrare nel merito delle questioni. La banale motivazione “è colpa di tutti” o ancora il sempre in voga “abbassiamo i toni” non si dovrebbe applicare in questi giorni. Si sono sentite lamentele, degli stessi sabotatori, del tipo “non si parla d’altro”, ”pagine e pagine di giornale”, e il mitico “i problemi sono altri”. Ma se questi personaggi usassero le orecchie e ascoltassero non ci sarebbe bisogno del megafono.
Non sono d’accordo col pensiero di taluni che affermano che siccome non c’è dialogo allora bisogna accantonare gli argomenti scabrosi e confrontarsi sui famigerati programmi elettorali. Sarebbe convinto di ciò se il paese non fosse l’Italia e il target non fossero gli italiani. E’ triste ma gli italiani sono interessati più a questioni gossippare che a discussioni politiche serie, si sono disgustati (sdegnati, come dicono qui) da anni e anni di politici distanti (come dargli torto). Perciò rivolgendo l’attenzione quest’italiano medio diamo il più alto risalto a questa sporca faccenda, ogni dibattito in tv o alla radio contribuirà a svegliare un paio di menti che il padrone di Mediaset aveva opportunamente (per lui) narcotizzato.
L’artiglieria del caimano è chiamata alle armi e fa fuoco a più non posso, Signorini e company intervistano gli addomesticati protagonisti con la sceneggiatura “ghedinesca” bene in mente. Non soddisfatti ritrasmettono il tutto in replica nei format più visti per chi se lo fosse perso e per gli anziani che magari non avevano capito tutto la prima volta. Mettiamoci anche l’hot-line direttamente dalla sala del bunga-bunga (gli altri hanno lo studio ovale, sic sic) o dalle succursali (vedi Masi ad Annozero). Qualcuno ha ancora dubbi sull’uso delle tv e sul conflitto d’interessi?
E’ difficile pensare che si possa scendere in battaglia vestiti come tennisti a Wimbledon quando il campo di gioco è tutto fango, infestato da serpenti e pure minato. Ci vorrà il fioretto ma anche la clava.
Meno male che l’opposizione (in generale) ha dalla sua fior fior di giornalisti, ci pensano loro a bastonare quando serve, come quella di raitre la domenica dopo il tg, quella si che è agguerrita, guardiamola mentre affonda il colpo…. ma,un attimo, l’intervistato sembra…., no, non sembra, è lui, è Emilio Fede che si difende!
Auguri!
Roberto



