Argomenti vari

Tesseramento al partito

Al termine di una estate quanto mai tribolata a livello nazionale, il circolo pd di Arborea si rimette in marcia e chiama a raccolta.
L’appuntamento è per venerdì 16 settembre alle ore 20, presso la pizzeria “da Pietro” al piano superiore. L’incontro è una ripartenza delle attività che ci aspettano a partire dal prossimo autunno e rappresenta l’occasione per sottoscrivere e rinnovare il tesseramento al partito per l’anno in corso. La riunione è aperta a tutti, dai vecchi tesserati ai simpatizzanti, non vincola nessuno alla tessera ma offrirà la possibilità di averla e così potere partecipare alla vita del circolo e alle questioni relative alle iniziative dei democratici a tutti i livelli territoriali.
La riunione sarà anche l’occasione per una prima riflessione sullo stato della nostra cittadina e per un sunto di questo primo anno dell’amministrazione comunale.
Partecipate e passate parola.

Raccolta firme

Il circolo pd di Arborea informa i cittadini che sono disponibili presso il Comune (ufficio elettorale, di fianco all’ufficio anagrafe) i moduli per la raccolta delle firme per il referendum “anti porcellum”. Tale referendum propone di abrogare l’attuale legge elettorale, la quale come saprete non consente agli elettori di esprimere e scegliere i candidati per i seggi al Parlamento. Con la legge in vigore, pochi capi partito stilano la lista dei “preferiti” i quali spesso non sono espressione del territorio e spesso neppure della Regione in cui vengono votati (vedi caso Barbareschi candidato ed eletto in Sardegna con il pdl nel 2008).
C’è tempo fino al 15 settembre. Recatevi in Comune e firmate. Il referendum si intende legittimato se si raggiungono le 500.000 firme su scala nazionale. Non perdiamo l’occasione di “contare”.

Mani invisibili

Le risorse sono pochissime, i servizi saranno drasticamente ridotti oltre ogni ragionevole misura. Le sagre popolari vivranno grazie alla fatica di donne e uomini d’età avanzata, abituati a lavorare sodo, ultimi detentori di una socialità fine a se stessa.
Tra dieci, vent’anni, le sagre moriranno o si trasformeranno in qualcosa di diverso.
I convegni, i dibattiti, saranno ancora tanti e interessanti: si uscirà dagli incontri con rinnovato vigore ma con la consapevolezza che i buoni propositi esposti e le proposte condivise non avranno gambe e denaro per essere concretizzate; per cui si andrà a cena con i relatori a fine serata con il retrogusto amaro delle buone idee a cui non si riesce a conferire sostanza.
I ragazzi saranno silenziosi e irascibili a sedici anni, pigri a venti, stabilmente sfaccendati fino ai 30. I padri lotteranno con il mondo per conservare due diritti in croce, ma non avranno cura dell’interesse generale. La salvaguardia di un piccolo privilegio sarà – o potrà essere – a discapito del futuro dei figli stessi. La casa diventerà un bunker e i vicini non saranno più un valore aggiunto per il quartiere, un appiglio di solidarietà e di conforto reciproco, ma minacce e fastidi, rumori e sguardi estranei. Assuefazione alla mediocrità, ignoranza, mancanza di prospettiva, renderanno prospere le macchinette mangia-soldi, le giocate e le scommesse con la benedizione dello Stato, tutto ciò che genera l’illusione di un rapido arricchimento dietro un effettivo, lento impoverimento. O che genera, a prescindere, illusione in qualsiasi forma.
Questo è il futuro in un orizzonte a vista. Possiamo essere qualcosa di diverso, di certo qualcosa di meglio, solo accettando di fare qualche passo al buio e assecondando le spinte innovatrici, con il rischio sempre connesso a queste forze. Se impareremo a diffidare di urlatori televisivi, tuttologi imbroglioni e venditori di distrazioni idiote; se agiremo senza l’ingordigia di chi pretende benefici immediati, potremo essere un avamposto per una società migliore dopo di noi. Altrimenti rimarremo ciò che siamo, o peggio, accentueremo in rapidità la disgregazione di pilastri sociali comunque decadenti. La politica è in pieno marasma, naviga a vista in una zattera alla deriva verso un qualsiasi approdo. Il suo caotico procedere ha il solo obiettivo di abbagliare la vista ai primi veri scettici, ma la questione è di tempo, non di sostanza. Il vero potere agisce altrove, senza un centro. Ciò che ci ostiniamo a definire “casta” non è ormai che un manipolo di rappresentanti senza rappresentanza, qualche centinaio di persone la cui prospettiva non è per le future generazioni ma è domani mattina, con l’ansia di rattoppare le falle, per passare la nottata. La storia dedicherà loro un ruolo triste. Il controllo del futuro è nella rete, e sarà difficile dare un nome, indicare un Presidente, individuare una nuova casta. Chi muove i fili è ben consapevole dei benefici dell’invisibilità. Il potere è totalmente nelle mani (“mano invisibile”, secondo un grande economista del passato) dell’economia. La politica si svegli, non ha più redini. Servono nuove regole.

Tris di cuori

Tris di cuori.
Cagliari, Milano e Napoli! Caliamo un bel tris di cuori, naturalmente rossi che battono a sinistra, come nel petto di tanti elettori che sono andati a votare ed hanno usato il cervello, si sono sturati il naso ed hanno sentito un nuovo aroma, portato da un vento di libertà, uguaglianza e fraternità.
Non è la rivoluzione francese ma un pochino gli assomiglia, perché qualcuno ha cercato di imporre il principio che non siamo tutti uguali davanti alla legge, che non abbiamo tutti gli stessi diritti e, forse, ristabilire un antico principio.
Il principio vigente in epoca feudale per cui la società deve essere costituita da classi privilegiate, per nascita o per censo, e classi svantaggiate le quali, ad ogni crisi economica, se né devono sobbarcare gli oneri e i sacrifici, chinando la testa e la schiena.
Dopo anni di promesse, d’inganni e insulti il popolo ha avuto un sussulto di orgoglio e, a dispetto di chi voleva fargli credere di non avere cervello, ha votato per il centrosinistra, cambiando la direzione di un vento che rischiava di radere al suolo le fondamenta della vita democratica e solidale del paese.
Ora tutti i militanti del centrosinistra brindano con euforia alla vittoria, anche quelli che non hanno dato un contributo concreto al cambiamento di quel vento che sino a ieri soffiava inesorabile.
E si! C’è chi da sempre si è messo fronte a quel vento nefasto e con determinazione, coerenza e costanza hanno soffiato contro sino a quando si è riusciti a cambiarne la direzione e le sorti, altri invece hanno preferito mettersi spalle a quel vento e lasciarsi trascinare con la speranza di poter afferrare qualche frutto appena sradicato.
Ora tutti festeggiano! Sarà giusto così? Gli opportunisti, di solito, godono dei frutti altrui finché non arriva il momento della resa dei conti.
Purtroppo non tutti i cambiamenti sono andati nella giusta direzione. Caro Davide quello che si è fatto a Olbia non è certo un bell’esempio di cambiamento.
Si è fatta una grande alleanza con dentro di tutto e di più per ricandidare a sindaco l’ex candidato del centrodestra, dopo avergli fatto due anni di opposizione e dopo che questo si è dovuto dimettere per i dissidi interni al PDL.
Come ben sai io non sono mai stato favorevole ai miscugli elettorali, perché penso che anche per amministrare comuni, province e regioni, occorre mettere in campo una coalizione che s’ispiri agli stessi principi in riguardo ai diritti e doveri dei cittadini.
A Olbia come ad Arborea si è fatto un miscuglio di ortaggi (neri, rossi, gialli e bianchi) con l’idea di fare un buon minestrone, ma in politica il minestrone spesso viene insipido. La cosa peggiore è che bisogna mangiarlo a occhi chiusi, per non vedere quello che c’è dentro, sperando che non scotti e che abbia un buon sapore.
Vedremo cosa succederà a Olbia e ad Arborea?
Nel frattempo godiamoci questa vittoria senza perdere di vista il fatto che, a mio parere, i cittadini di Milano, Napoli e Cagliari, hanno votato per i candidati del centrosinistra, perché sperano che il vento cambi veramente direzione.
Penso che, oltre alla soluzione dei problemi specifici come l’immondezza a Napoli, gli elettori si aspettino dal centrosinistra iniziative immediate che tendano a distribuire equamente i sacrifici che la crisi economica sta imponendo alle famiglie, per poi mettere in campo progetti e riforme che risveglino l’economia.
Altre volte è successo che il centrosinistra non ha avuto il coraggio di mettere mano su privilegi ingiustificati e poteri consolidati.
Speriamo di non vivere un’altra DELUSIONE!

Aldo Mantovani
(mi scuso con l’autore dell’articolo per il ritardo nella pubblicazione. Davide)

La sostenibile leggerezza del vincere

Sia chiaro: né a Cagliari né a Milano si è ancora vinto niente. Anzi, Massimo Zedda se la dovrà sudare eccome, mentre per Giuliano Pisapia le possibilità di uno storico successo nella roccaforte dell’affarismo italiano, quella Milano da cui tutto ebbe inizio nel dopo “mani pulite”, ci sono tutte e comunque tocchiamo ferro.
Ma, insomma, c’è nell’aria finalmente una allegra riscossa, un’onda che spazza via un’acqua stagnante e oleosa.
E si è vista una parte di società che cominciavo a credere invisibile, addirittura inesistente: l’ho vista a Olbia, ad esempio, dove il candidato sindaco del centro sinistra ha vinto al primo turno nel bunker del berlusconismo sardo. Uomini e donne che votano a sinistra e – udite udite – alla fine vincono le elezioni!
Ezio Mauro, direttore de La Repubblica, diceva oggi che il bello delle democrazie è che presto o tardi i conti devono tornare e che non si può di continuo sollecitare l’elettorato con promesse sempre rinnovate e mai mantenute di riforme, rinnovamento, modernità. Io, in tutta sincerità, cominciavo a dubitare del funzionamento di questi meccanismi di compensazione dei sistemi democratici. Temevo (in parte temo ancora) che la demenza diffusa in tv e quotidianamente replicata avesse definitivamente ucciso il senso critico e quasi ogni capacità di reazione. Temevo (e in parte temo ancora) che questo Paese tendenzialmente anziano e poco istruito si lasciasse travolgere dalle vertigini della leggerezza e del disimpegno.
Se oggi il cuore, a sinistra, riprende a battere con la giusta frequenza e pompa nuovi stimoli ed energia vitale, lo si deve di certo a chi non si è adeguato a un pacchetto di idee preconfezionato dal berlusconismo, a chi ha votato e vota contro questo Governo e a favore di una alternativa. Ma lo si deve soprattutto a chi ha dato gambe alla diversità di opinione, a chi si è speso (e quindi esposto) di persona per dare corpo ai dibattiti, alle iniziative aggreganti, all’approfondimento non banale dei temi principali della vita sociale. A chi monta gazebo nelle piazze, a chi attacca i manifesti elettorali sui muri, a chi aggiorna gli appuntamenti di partito via mail, a chi ci rimette i soldi per fare venti telefonate al giorno per ricordare una data e un orario, a chi gestisce il magro bilancio di una segreteria provinciale (Valerio..!), a chi istituisce i forum, a chi fa le fotocopie da casa e poi non sta lì a farsi pagare una nuova cartuccia di inchiostro.
A prescindere da come andranno i ballottaggi, il vento è finalmente cambiato.
Questo articolo scritto un po di fretta è dedicato a Gianni, Selma, Anna, Mariangela, Elia, Valerio, Alessandra, Simona e i tanti altri che non dimentico ma non posso elencare tutti.
A loro innanzitutto, dopo l’insostenibile populismo di questi anni, la sostenibile leggerezza del vincere.