Se la parola "regime" ci lascia indifferenti

A furia di sentire, in quei penosi spettacoli che ci ostiniamo a chiamare telegiornali, parole come “emergenza”, “allarme” “catastrofe” per colorare notizie ordinarie, o addirittura fatti non avvenuti ma solo ipotizzati, si finisce per non sapere più quali termini usare quando ci cadono addosso i veri disastri. Si tratta di una specie di gigantesca bolla verbale: il giornalismo improvvisato e quello a braccetto del potere hanno fatto scempio e abuso di aggettivi, definendo in modo sproporzionato ogni cosa ci accadesse attorno. Il telespettatore assimila, somatizza, e in un certo senso si tranquillizza: le famiglie del cosiddetto ceto medio (la famiglia “tipo” di Arborea, per esempio) si accorgono che le proprie case resistono in maniera robusta all’emergenza maltempo, al rischio tsunami, alle devastazioni della peste suina e all’allarme criminalità degli eserciti di stupratori clandestini. Perchè mai, dunque, agitarsi se una parte di scalmanati cittadini parla di “regime” in fase di compimento? Non sono più nemmeno i singoli episodi di cattivo costume giornalistico, ormai, a dimostrare la nostra sudditanza al Caimano e alla sua corte. Mi stupisce poco vedere il tg1 delle 20 che simula un inconveniente tecnico per non trasmettere le parole di Elio Germano, premiato ieri a Cannes come miglior attore protagonista per il film “La nostra vita” di Luchetti. Il giovane attore, di fronte a una platea internazionale, testimoniava l’impegno di tanti italiani che fanno il possibile per onorare il Paese, nonostante la nostra classe dirigente. Tutto il mondo ha ascoltato, tranne gli italiani appesi al tg1, ammiraglia Rai a servizio della nostra classe dirigente. Mi stupisce poco, dicevo.
E’ importante però sapere che il Regime sta discutendo in Commissione Giustizia al Senato misure atte a restringere tempi e campi di utilizzo delle intercettazioni telefoniche. E’ importante sapere che se questa Legge arrivasse in Aula e venisse approvata, scandali (scusate il parolone) come quello della Protezione Civile, i maxi appalti, gli accordi sotto banco tra politici e imprenditori volti a scambiare lavori pubblici con beghe private (case, massaggiatrici, auto di lusso) non saremmo venuti a conoscerli. E’ importante sapere e informare i cittadini che i giornalisti non potranno, con questa Legge, pubblicare articoli legati a tali gigantesche truffe se non dopo il termine delle indagini preliminari, spesso cioè dopo due o tre anni dalla effettiva scoperta del malaffare, con pene durissime per gli editori trasgressori. Siete al corrente che i più stimati costituzionalisti (Onida tra gli altri), giuristi (Rodotà tra gli altri) e la stragrande maggioranza delle persone con il sale in zucca in questo paese, si stanno battendo dove e come possono per impedire questo scempio della Costituzione (articolo 21) e della Corte Suprema europea?
Noi riteniamo che l’invasività o meno delle intercettazioni debba essere delegata, come è oggi, alla prudente valutazione delle procure e degli organi inquirenti, semmai migliorando, come suggerito non da me signor nessuno, ma da Onida, l’organizzazione degli uffici preposti alle indagini, affinchè ci siano maggiori controlli atti a evitare abusi illeciti o non utili nell’utilizzo degli strumenti investigativi, e consideriamo che il mestiere e il dovere del giornalista sia quello di pubblicare la notizia non appena ne venga a conoscenza, fatte salve le garanzie a tutela degli indagati, ovvero gli atti coperti da segreto istruttorio o non ancora resi alle parti.
Tante altre cose verrebbe da scrivere su un argomento a me caro come quello della mala informazione italiana. Ne avremo occasione in seguito. Sarebbe però opportuno un sussulto di dignità, in questo Paese stanco e a volte patetico.

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