Michele Serra, opinionista de "La Repubblica", scrive al nostro blog

E’ con gioia quasi infantile che pubblico un breve articolo di Michele Serra, noto giornalista del Gruppo “Espresso” e “Repubblica”, nonché scrittore, il quale ha gentilmente risposto a una lettera da me inviata alla redazione del suo giornale. Ecco, integralmente, quanto scritto e ricevuto. Un grazie sincero.

Gentile sig. Serra,
mi domando se questo mio tentativo di comunicare con lei avrà successo, nel dubbio scrivo presumendo di venire letto.
Vivo e lavoro in un paese della provincia di Oristano, un paese anomalo che si chiama Arborèa e che un tempo ebbe l’ardire di denominarsi Mussolinia di Sardegna. Risparmio a lei – e all’intera redazione – la storia, le origini, le tradizioni del paesino ridente, di cui potrà cercare traccia in internet pescando, in archivio, documenti filmati e voce narrante dell’Istituto Luce, che tutto rendeva scintillante e categorico.
Una storia interessante e originale, ma non è per questo che scrivo.
Sono segretario cittadino del pd ad Arborea e, con la collaborazione tecnica di un amico, ho attivato l’immancabile blog politico (www.pdarborea.it).
Ho postato, in qualche mese, una decina di articoli (tutti a mia firma, benchè la grafica quasi implori la partecipazione attiva di elettori, simpatizzanti, denigratori e financo depressi andanti…Mi farebbe diventare rosso d’orgoglio se scrivesse qualcosa, e giuro che la inserirei nella categoria dei “simpatizzanti”). Qualche giorno fà, l’edicolante di destra – nel senso politico e non urbanistico – mi ha fatto i complimenti per il blog, dicendomi “certo, scrivere deve essere una bella gratificazione!”. Ho ringraziato senza confermare. Mi è saltato in mente che scrivere è per me, oggi, più che altro una consolazione.
Mi consola scrivere, ad esempio, nel ricordo di quanto è accaduto nella mia Sardegna giusto l’anno scorso, durante quel maledetto mese di gennaio del 2009.
Il resto d’Italia non ha avuto piena consapevolezza dello scempio che si è consumato in quelle settimane nell’isola. Posso assicurare, si è trattato di un vero supplizio: mi riferisco alle discese copiose, da Roma, di Berlusconi. Una campagna elettorale che ha messo a nudo un livello di inciviltà e di pochezza umana così elevati da non suggerirmi alcun termine di paragone con tempi storici passati; proiettando, semmai, un’Italia “in progress”, un assaggio del peggio che si supera ogni giorno. I Ministri della Repubblica sbarcavano in terra sarda con frequenza simile ai viaggi della Speranza dei disperati somali, a promettere impegni la cui velleità era talmente palese e il linguaggio così pacchiano da far titubare mio nipote di quattro anni non ancora comunista. Il mio candidato Presidente, Renato Soru, deriso e fatto oggetto di barzellette – peraltro nella splendida scalinata di Viale Bonaria a Cagliari, a pochi metri in linea d’aria dalla privata abitazione di Soru – con i miei conterranei che ridacchiavano e scattavano foto in digitale dell’osceno pagliaccio, catapultato alla Presidenza del Consiglio dalle divinità del Caso.
Mi creda, non so bene perchè recapiti a lei e non ad altri queste righe (forse il cognome, è di origini sarde o sbaglio?).
Il candidato PdL, Cappellacci, eletto e inetto Presidente di Regione, appollaiato, silente e plaudente, in tutti i comizi a fianco del venditore di pentole. Scrivere è una consolazione, Michele. E’ trascorso un anno da quei comizi, qualcosa in meno dalle elezioni di febbraio, con le quali i sardi hanno preferito restituire le chiavi della politica ai redivivi distributori di nomine, ai comuni ciarlatani che glissano sul presente per rassicurare sul futuro, ricordando a me, commerciante da pochi anni, il cartello che qualche collega usa esporre in negozio: “da domani si fa credito”.
E’ trascorso un anno e ho voluto ricordare quei giorni, chissà perchè a Michele Serra. Forse perchè, casualmente, ho riascoltato ciò che disse a proposito di Berlusconi in quel periodo, ovvero che si tratti (nè più nè meno) di uno sciocco, indegno di rappresentare non l’Italia, ma qualsiasi Paese, e alle cui sciocchezze riusciamo o possiamo opporre solo un sorriso di sufficienza, uno sconsolante sorriso di sufficienza.
Sconsolante e consolante, talvolta si portano appresso lo stesso sapore amarognolo.
Non trova?
Grazie per l’attenzione.
Davide Rullo

Risposta di Michele Serra:

Caro Davide, quelle elezioni sarde sono state presto dimenticate (come tutto il resto). Ma furono – lei ha ragione – una pagina particolarmente oscena della nostra storia recente, con il dileggio volgare e parafascista del severo Soru, le promesse a vanvera, la figura grottesca del candidato muto.
Scrivere è una consolazione perché è una consolazione (nonostante tutto) pensare, e le due attività sono strettamente apparentate. Quindi evviva il suo blog, che a giudicare da come lei scrive è un blog molto rispettoso della lingua italiana: circostanza che in Sardegna accade ancora con una notevole frequenza. Poche estati fa, a Gavoi, rimasi colpito profondamente dall’eccellente italiano dei sardi del popolo.
Quanto al mio cognome, è vero, è di origine sarda. I miei avi provenivano (credo) da Utta, sopra Cagliari. Ma sono poco attento alle “radici”, e in fondo mi sento una sradicato felice.
Auguri per lei, per il suo blog e per la Sardegna, che amo e soprattutto stimo nonostante l’esito elettorale.
Mi saluti il suo edicolante.
Con amicizia
Michele Serra

ps – se crede, pubblichi tranquillamente nel suo blog questa mia risposta.
Tra i simpatizzanti, ovviamente.

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