“Calcutta? No, Arborea”

“Calcutta? No, Arborea!” è il titolo forte di un recente articolo di Giovanni Maria Bellu, grande firma del giornalismo sardo e nazionale, a commento di un dossier giornalistico che tratta con dettaglio il caso Sbs.
Certo non rappresenta una cartolina per i turisti e meno che mai un fiore all’occhiello del nostro caro “sistema Arborea”, e allora parliamone.
A distanza di poche settimane dallo sciopero davanti ai portoni degli uffici di corso Italia, per sensibilizzare sulla questione riguardante gli stipendi in arretrato di mesi dei dipendenti dell’ente, questione sulla quale non mi risulta si siano fatti passi significativi nei giorni scorsi, si aggiunge il recente dossier giornalistico della rivista “Sardegna 24″.
Sfogliando il giornale digitale (o in alternativa acquistando copia cartacea) si legge il disarmante stato di abbandono e degrado in cui versa l’azienda regionale che tanta parte ha avuto nello sviluppo di questo territorio, ma che oggi appare sempre più una realtà (“carrozzone” qualcuno la definisce) la cui utilità economica è pari a zero.
Citando quasi alla lettera la denuncia di Sardegna 24, a firma del giornalista Pablo Sole, si evince che già a febbraio di quest’anno sul piazzale dell’azienda crepavano (letteralmente crepavano!) diverse vacche frisone e alcuni giorni dopo diversi vitelli. La causa dei decessi seriali pare sia la diarrea neonatale. Entro limiti ragionevoli, la morte di un certo numero di capi per diarrea neonatale è fisiologica, ma se non accompagnata da cure farmacologiche si trasforma in strage animale. Perchè non si effettuano le consuete cure? Semplicemente perchè non ci sono i soldi per acquistare i prodotti farmaceutici. E perchè le bestie risultano, inoltre, così malnutrite? Perchè (a quanto pare) la sola alimentazione a foraggio non integrata dal cosiddetto insilato, soprattutto mais, smagrisce e debilita l’animale, che produrrà molto meno latte rispetto a quanto potrebbe in situazioni di normalità: 13 litri al giorno confronto ai 30 potenziali.
Nè le aziende farmaceutiche, nè i produttori di insilato concedono più credito all’acquisto di farmaci e merce all’Sbs, oberata da milioni di debiti e – come detto sopra – persino incapiente con il pagamento dei normali stipendi al personale.
L’inchiesta giornalistica di Sole mette poi in luce gli aspetti amministrativi dell’ente.
Ai vertici aziendali siede l’amministratore unico, che si chiama Antonello Melis, commercialista cagliaritano buon amico di Ugo Cappellacci (il quale infatti lo ha designato amministratore) e che guarda caso fu nominato nel 2009 assessore alla Programmazione del comune di Cagliari proprio in sostituzione dell’attuale Governatore sardo.
Scrive Sole che “La nomina del commercialista al vertice della Sbs è arrivata parecchi mesi fa ma pare che in azienda siano in pochi a conoscere il suo volto. Anche perché gli impegni sono pressanti, posto che Melis (…) ricopre diversi incarichi tra cui la titolarità dello studio da commercialista aperto nel capoluogo. E il lungo curriculum non finisce qui: nonostante le critiche alla gestione della Sbs, solo poche settimane fa Cappellacci ha nominato Melis amministratore delegato dell’Insar, dietro un compenso annuo lordo intorno ai 70mila euro.”
Nel frattempo, in nome del “contenimento della spesa” gli effetti della dieta ferrea dei capi di bestiame sono che dai 180 quintali dei tempi d’oro, oggi la Sbs riesce a malapena a chiudere la giornata con 50 quintali di latte.
Ulteriori dettagli potete leggerli dal dossier del giornale suddetto, anche in riferimento alla scelta dell’azienda la quale, anzichè valutare l’ipotesi di destinare al macello le bestie non più produttive, decide di proseguire la gestione in stato di malnutrizione, con tutti i costi vivi che questo comporta. E’ una scelta ragionevole? Ai più esperti l’ardua sentenza.
Per quanto mi riguarda, continua a lasciarmi sconcertato l’indifferenza delle varie amministrazioni comunali di Arborea, compresa quest’ultima con a capo il sindaco Garau, che da sempre si defilano da qualsiasi forma di trattativa tra istituzioni, trattative che potrebbero agevolare quanto meno la gestione dell’immenso patrimonio terriero e immobiliare di un ente ormai morto e improduttivo, che occupa (a mio avviso indebitamente) una parte enorme di territorio.
Cos’altro si dovrà sopportare prima di assistere a un sindaco e un consiglio comunale che si occupino concretamente di una questione così invasiva della nostra economia?
Intanto, con pazienza e rassegnazione, il partito di cui faccio parte è costretto a indire riunioni in pizzeria perchè non si può usufruire delle decine di edifici in proprietà Sbs e Laore in abbandono, e quando magari ti affacci all’ufficio Sbs per valutare la disponibilità di un luogo, ti si risponde con arroganza. E come noi, chissà quante associazioni, società, comitati e chi per loro, saranno destinatari delle stesse umilianti risposte.
Possono esserci a mio avviso i margini per migliorare questa condizione, questo scempio. Non si tratta solo e sempre di risorse, talvolta la buona politica passa anche per le iniziative di tipo diplomatico, altrimenti cosa differenzia un politico da un comune imprenditore?
Signor Sindaco, vogliamo far qualcosa?

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