Archive for marzo, 2010

La misura del disprezzo

Dal sito Repubblica.it estrapolo uno stralcio da un articolo riguardante la grottesca vicenda delle liste laziali:

Il ministro della Difesa, in un’intervista al Riformista ha dichiarato: “Non vorrei fare la parte dell’eversivo ma lo dico chiaro e tondo: noi attendiamo fiduciosi i verdetti sulle nostre liste, ma non accetteremo mai una sentenza che impedisca a centinaia di migliaia di nostri elettori di votarci alle regionali. Se ci impediscono di correre siamo pronti a tutto”.

Complimenti. Si dà il caso che il Ministro della Difesa sia secondo solo al Presidente della Repubblica in quanto al comando delle Forze Armate. Mi pare addirittura infantile dover sottolineare quali implicazioni possano avere dichiarazioni di tal fatta pronunciate dal responsabile del Ministero più vicino al controllo (e alla diretta influenza) dell’ Esercito italiano. E’ del tutto inaudito che uomini al vertice delle più alte e delicate cariche dello Stato si rendano protagonisti di affermazioni così gravi, ed aprano bocca in libertà quasi fossero a una qualsiasi festa d’addio al celibato dell’amico pippo. E’ tollerabile questa situazione? E’ normale che in concomitanza con il più sbalorditivo colpo di regime all’informazione (la cancellazione per un intero mese delle trasmissioni di approfondimento Rai e concorrenti) si avverta anche aria di golpe, quasi approfittando del vulnus informativo? E’ accettabile continuare a essere governati da questa Destra grossolana e incompetente, a Roma come alla Regione Sardegna? Ancora, si può ascoltare senza sentirsi attraversare da un moto di sdegno totale il tg1 che truffa gli utenti scambiando “prescrizioni” per “assoluzioni”, vedi caso Mills? Per non parlare del Presidente del Senato, Schifani, seconda carica dello Stato, il quale – sempre in relazione al pasticcio pdl sulle liste – si augura “che la sostanza prevalga sulla forma..”, in altri termini: questo signore (che, per intenderci, se il Presidente Napolitano si ammala, ci rappresenta nel mondo!) si augura che gli interessi di un partito prevalgano sul rispetto della legge e delle regole.

Questo siamo diventati, dunque. Carne da macello, ad uso e consumo di Sua Emittenza da Arcore. Non più individui ma una massa indistinta da misurare in milioni per i sondaggi, la giustificazione pesata in “tonnellate di elettori” per qualsiasi nefandezza, per ogni spregio di regole e istituzioni.

Nel delirio ormai incontrollato usa ripetere, il nostro Presidente del Consiglio, che il 70% degli italiani lo ama. Quand’anche fosse vero, e si tratta in tutta evidenza di una consapevole fandonia, io mi sento parte del restante 30% che la disprezza, signor Berlusconi. Io la disprezzo al 100%.

Corsi e ricorsi storici

Un nostro lettore ci invia un documento interessante.

Vi sottopongo il testo in allegato. E’ a firma di Elsa Morante

“Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo.

Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini?

Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale.

La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto.

Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto.

Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt’al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po’ ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo.

Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano.

Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si
circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare.”

Mi direte: ma come fa ad avere scritto questa pagina Elsa Morante, che è morta nel 1985?

Qualunque cosa abbiate pensato, il testo, del 1945, si riferisce a  Mussolini.

Lo scritto, del 1° maggio 1945, intitolato Il Capo del Governo è in Pagine autobiografiche postume, pubblicate in “Paragone Letteratura”, n. 456, febbraio 1988,  ed è stato  riproposto recentemente dalla rivista Atti Impuri.