Archive for marzo, 2010

Elettori di Cappellacci: siete pro o contro il nucleare?

Fuori i nomi. A poche ore dalla fine della peggior campagna elettorale che si sia mai vista in questo Paese scassato, e a urne chiuse, finalmente potremo sapere quali saranno i siti nazionali su cui verranno localizzate le centrali nucleari, nonchè i relativi depositi di scorie radioattive.

Sarà comunque meglio sbatterci il muso e sapere le cose; sarà meno mortificante che assistere ai festeggiamenti di La Russa e Gasparri stile karaoke a Roma, insieme al neo-Governatore del Lazio Renata Polverini, fresca di giuramento ai piedi del Buddha Presidente del Consiglio. Vediamo, dunque, se la piana del Cirras sarà tra le destinazioni finora rimaste segrete per non turbare l’elettorato.

Ed ora la farsa può cominciare, e sapete come andrà a finire? Proviamo a guardare nella sfera di cristallo.

Il Presidente Cappellacci comincerà a correggere il tiro: si dirà non più fermamente contrario, ma solo perplesso. Concederà interviste al giornale di regime sostenendo che le centrali in Sardegna arriverebbero solo a patto di “vederci chiaro, con tutte le garanzie del caso” e giustificherà l’ipotesi mettendo sulla bilancia la crisi industriale dell’isola, le vicende dell’Alcoa, la depressione del mondo lavorativo create dalla crisi e dalla congiuntura internazionale.

Esaurito il passaggio da “chiusura” a “perplessità“, a quel punto il Ministro Scajola potrà cominciare a mettere i piedi nell’isola, convocando a sè la corte dei “pidiellini” sardi, i quali accorreranno come al solito. Il Ministro renderà noto il Piano per l’insediamento di una centrale nell’isola, addolcendo la pillola con la promessa di centinaia di posti di lavoro a tempo indeterminato e magari qualche migliaio di occupati per la progettazione e l’esecuzione dei lavori di costruzione degli impianti, dando in tal modo un impulso vitale a un territorio martoriato dalla disoccupazione e dalla mancanza di sviluppo, e promettendo eccezionali sconti sui consumi energetici per ogni famiglia sarda.

Cappellacci, a quel punto, chiederà ulteriori garanzie al Governo, spianando così la strada all’arrivo del Cittadino sardo onorario Silvio Berlusconi, il quale radunerà il suo popolo, racconterà due/tre barzellette che il proprio staff gli avrà consegnato pronte durante il viaggio in aereo, infine si renderà personalmente garante del progetto “centrale nucleare”, assicurando lavoro agli oristanesi e benessere ai fenicotteri rosa delle zone umide limitrofe.

Nel frattempo, tutti noi, ambientalisti e uomini della sinistra ci saremo attivati più volte con manifestazioni, sbandieramenti, petizioni, dando prova di disunità, messaggi contraddittori, scarso afflusso di cittadini alle nostre iniziative; e l’assuefazione crescerà rapidamente. Peggio ancora: coloro che rimarranno contrari all’insediamento di una centrale nel Cirras e/o relativo deposito di scorie, preferiranno scagliarsi contro l’opposizione che non ha saputo protestare abbastanza, non avrà saputo incidere nel tessuto sociale.

Insomma, alla fine della fiera saremo nuovamente gli sfigati di turno.

E loro? La destra che governa? Che domande, loro si sa, fanno i loro interessi!

D’accordo, ma tu, elettore di Cappellacci: sei pro o contro il nucleare?

Allora, viene voglia di dire: ci vadano i cittadini di destra per le piazze con la bandiera dei quattro mori, o almeno chi di loro si proclama contrario al nucleare. Si assumano, una volta tanto, la paternità di una protesta, insedino un comitato per la tutela dell’ambiente e coinvolgano la cittadinanza nelle adunate pubbliche. Altrimenti, accettino già da adesso l’energia nucleare, sposino la causa da subito, sappiano almeno stavolta da che parte stare.

In caso di protesta, sarò per primo al loro fianco a far numero e rumore. Forse.

O forse starò in disparte, pronto ad accodarmi al successo o a deridere l’insuccesso. E’ così che si fa cassa nelle elezioni, mi insegnate.

O sbaglio?

Lettera aperta al Parroco di Arborea

Caro don Silvio,

pubblico questo articolo in forma epistolare, augurandomi di stimolare una tua risposta. Ho buone speranze in tal senso: è nella tradizione della Chiesa, direi nella sua natura, aprire alla discussione, alla riflessione, all’approfondimento. Il tuo stesso “foglio” mensile non manca di testimoniare una certa insofferenza per l’apatia e il disinteresse diffusi, credo non solo nella nostra comunità ma immagino anche altrove, specie nei piccoli centri.

I presupposti ci sono tutti, allora, per avere da te un chiarimento.

Scorrendo questo blog troverai, appena sotto queste righe, un recente articolo che ho pubblicato prendendo spunto da un episodio avvenuto nella borgata del Centro 1, e ad esso ti rimando senza ripetermi. Nella sostanza, riflettevo sulla strana morfologia di questo strano paese. Il quadro è piuttosto desolante: un corposo elenco di fabbricati, immobili, caseggiati in disuso, in degrado, in completo abbandono. Mi domandavo il perchè di una anomalia tanto grossolana, l’anomalia di un piccolo paese il quale, a fronte di una lampante esigenza e richiesta di spazi di aggregazione, appare incapace di attrezzare le proprie risorse urbanistiche e offrirle secondo le forme che si ritengano opportune.

Non vado oltre nell’analisi del problema, che in modo più generale ho trattato nell’articolo della scorsa settimana.

Nel breve periodo si può fare poco, ma un segnale importante potrebbe darlo il Parroco di questo paese.

Caro don Silvio, l’unico spazio di socialità significativo di questa comunità è il Teatro dei salesiani, che dopo i recenti cambiamenti in seno alla Diocesi non so se si possa ancora definire “dei salesiani”, ma cambia poco la sostanza. So bene (si tratta di una posizione nota a tutti) che la scelta finora è stata quella di escludere appuntamenti di natura politica o partitica. Una linea che anche i tuoi predecessori hanno sposato, quindi è di certo coerente, ma che oggi mi sento di discutere con te. La mia impressione, che con il passare degli anni è divenuta opinione, è che a dispetto dei buoni propositi, del politicamente corretto, del buon senso esibito, Arborea in realtà soffra quasi ogni tipologia di organizzazione sociale, specie quelle senza fini di lucro come le associazioni, le fondazioni, e i famigerati partiti politici. Ne consegue il fastidio e un certo disagio nei confronti di chi si adopera (talvolta si ingegna) per dare forma e seguito a gruppi organizzati.

Non è una critica nei tuoi confronti. Mi viene anzi in mente un esempio piuttosto recente che testimonia il piacere del nostro Parroco verso le iniziative aggreganti. Qualche tempo fa, grosso modo due mesi a oggi, ho partecipato alla presentazione del secondo libro di Costantino Fois. A serata avviata, anche tu hai presenziato alle ultime battute e hai avuto piacere di intervenire, mi è parso non solo in quanto “padrone di casa” ma soprattutto per la volontà di offrire una testimonianza, a margine di una iniziativa che anche io ho trovato, devo dire, molto scorrevole.

Non dubito, dunque, del lavoro che ogni giorno – per la veste che ricopri e la sensibilità che il tuo ruolo impone – svolgi a vantaggio e stimolo della partecipazione sociale. Aggiungo: ho pochi dubbi anche sul fatto che, dipendesse unicamente dal tuo buon senso, apriresti le porte del Teatro a momenti di approfondimento e di riflessione, fossero anche espressione della politica. E invece mi pare che non per tua inclinazione, ma per esigenza di adattamento a questo tessuto sociale, la politica sia costretta a rimanere inopportuna, sconsigliabile.

Questa scelta storica dei Salesiani (con i quali anche io sono cresciuto e di cui conservo ricordi splendidi) potrebbe oggi, proprio grazie a te, essere rivista e ridiscussa. Intanto distinguendo per bene la politica dai politici. La prima è la principale forma di impegno civile: l’affluenza e la partecipazione alle iniziative politiche non è una corsa alla mangiatoia pubblica ma una misura della maturità sociale di un paese, una città, un popolo.

I secondi (i politici, ed io non mi sottraggo alla categoria) sono troppe volte espressione di volontà arriviste, corse all’accaparramento degli incarichi, cordialità artefatta e interessata. Ma non è contraendo gli spazi e le occasioni di incontro che miglioreremo la qualità dei nostri rappresentanti, al contrario: aumenteremo la cattiva prassi del politico che avvicina l’elettore (non il cittadino) nel riserbo di un ufficio o magari – e non è molto meglio – adescando il consenso nelle lunghe tavolate imbandite di carne e malloreddus e innaffiate da abbondante vino.

Caro don Silvio, a mio avviso la convivialità è la perfetta via di fuga dei politici dalle proprie responsabilità. Un piccolo paese come il nostro avrebbe altre e migliori occasioni per radunarsi in allegria nel contesto di una cena.

Arborea ha necessità di discutere, confrontarsi, persino litigare.

I nostri giovani non hanno la minima cognizione di cosa significhi partecipare ad una assemblea, al punto che i pochi coinvolti in qualche riunione, ad esempio in mia presenza, mi sono apparsi atterrare in un pianeta sconosciuto. E’ questa la prospettiva che vogliamo offrire alle nuove generazioni? Ti chiedo anche: non è forse un compito pure cristiano quello di aggregare una comunità in nome del senso civico?

Mi auguro che il Teatro apra le porte alla società “parlante”. Ci vorrebbe però – mi permetto – un pizzico di propensione al rischio, quasi all’avventura!

Con amicizia.

Cari saluti

Abbondanza di spazi, mancanza di sedi

Questa sera, per motivi di lavoro, sono stato alla borgata del Centro 1. Mi è stato riferito da alcuni abitanti del luogo che proprio stamattina (10 marzo mentre scrivo) si è verificato un incidente: pare che durante un sopralluogo (da quanto ho appreso, dei Vigili del Fuoco), la persona che stava effettuando dei controlli sull’agibilità di un caseggiato, sarebbe in pratica precipitata sul pavimento di una abitazione, avendo sfondato il tetto sul quale camminava. Ora, i giornali di domani credo ci daranno notizia e ci informeranno sul come e sul perché, e mi auguro che il malcapitato non abbia riportato gravissime conseguenze. Aggiungo che non ho conoscenza del caso, quindi ogni valutazione sull’accaduto va rimandata almeno di qualche giorno. A quanto mi è stato riferito da persona bene informata, pare che già da tempo i residenti di queste abitazioni in schiera avrebbero sollecitato interventi straordinari e urgenti, in quanto vi sarebbe una di queste case, disabitata, completamente crollata (questo ho potuto verificarlo di persona). Il crollo di questa, starebbe “trascinando” i muri contigui fuori assetto, in una sorta di effetto a catena in tutte le case della stessa schiera, creando non solo disagio ma addirittura ansia tra i residenti coinvolti. A quanto mi risulta, la vittima dello spiacevole incidente avrebbe sfondato il tetto di una casa abitata, la quale si trova dunque con un bel buco sul tetto.

Ripeto: non azzardo valutazioni o teoremi. Riflettevo, però, rientrando ad Arborea, sulla devastazione urbanistica in essere nel nostro paese su gran parte degli immobili non solo delle borgate, le quali certamente sono più penalizzate e degradate, ma in tutto il territorio. Specie riguardo ai numerosi caseggiati, capannoni, ex uffici ecc., di proprietà Laore, Sbs, Comune. Tutti enti, questi, che non solo non avrebbero copertura finanziaria per ristrutturare il loro patrimonio edilizio (e questo si comprende) ma soprattutto non sembrano avere né idee, né intenzione, e forse neppure interesse per intervenire in qualche modo. E riflettevo sul fatto che in tutti questi anni (venti? Trenta? Quaranta?) non ho ricordo di una sola bozza di progetto integrato (sistemico) di ristrutturazione e conversione di questi stabili disseminati anche in pieno centro ad Arborea.

Mi infastidisce che per interessi particolari, per mancanza di slancio progettuale, per la totale assenza di concertazione tra le parti, il paese sia mortificato da questi scheletri di una Arborea che non esiste più. E’ sufficiente passeggiare per le strade del centro per impattare il degrado e l’abbandono: il silos, l’ex stabilimento 3A, gli ex uffici della Coop Servizi, il vecchio lavasecco di fianco alla cartolibreria, le vecchie lavanderie a pezzi negli orti abbandonati, tutta la zona sul retro delle scuole medie e si potrrebbe proseguire a lungo. A fronte di questo spreco, un paradosso: muore l’associazionismo, il volontariato, la stessa politica, quasi ogni forma di aggregazione sociale, per mancanza di sedi.

Mi piacerebbe far sapere ai prossimi amministratori che senza spazi di aggregazione, una società appassisce. Muore l’iniziativa, si spegne il piacere della condivisione, stare insieme diventa un impaccio, un disagio. E i problemi di una comunità si accumulano e si impolverano, perchè se mi abituo alla mia sola opinione finisco per credere che non ne esistano altre, il mio semplice punto di vista diviene verità assoluta. Se una comunità non cresce, non si confronta, non approfondisce, finisce che non graffia: cammina in superficie e si illude che la realtà sia lì davanti, alla luce del sole, finchè non trova un tetto fragile, troppo fragile, che crolla sotto i suoi piedi.

In un istante capisci tante cose, ma fa un male cane.

La firma del Presidente della Repubblica

“Il problema da risolvere era, da qualche giorno, quello di garantire che si andasse dovunque alle elezioni regionali con la piena partecipazione dei diversi schieramenti politici. Non era sostenibile che potessero non parteciparvi nella più grande regione italiana il candidato presidente e la lista del maggior partito politico di governo, per gli errori nella presentazione della lista contestati dall’ufficio competente costituito presso la corte d’appello di Milano. Erano in gioco due interessi o “beni” entrambi meritevoli di tutela: il rispetto delle norme e delle procedure previste dalla legge e il diritto dei cittadini di scegliere col voto tra programmi e schieramenti alternativi. Non si può negare che si tratti di “beni” egualmente preziosi nel nostro Stato di diritto e democratico.” (Giorgio Napolitano)

In attesa che la polvere si depositi, il giorno successivo alla firma del Presidente della Repubblica al Decreto Legge varato dal Consiglio dei Ministri, mi è impossibile sottrarmi a una riflessione.

Le parole su scritte rappresentano solo uno stralcio della risposta del Presidente Napolitano sul sito del Quirinale ai lettori che ne avevano sollecitato un chiarimento. Tra le altre cose, questo mi è parso il passaggio più significativo, laddove esplicita l’esigenza di contemperare due interessi o “beni” meritevoli di tutela. Da un lato, il rispetto delle regole; dall’altro il diritto di scelta dei cittadini attraverso il voto. Ora, premesso che da iscritto e segretario di circolo Pd, sono ben felice che il mio Partito si misuri ad armi pari con lo schieramento alternativo, sperando che anche da queste oscenità della Destra (che si sommano alle innumerevoli precedenti) i cittadini facciano una scelta che premi lo schieramento dell’opposizione di Governo in tutte le Regioni chiamate al voto, o che quanto meno si registri uno spostamento considerevole dei consensi verso il centro sinistra, non riesco a tenere per me una considerazione. A mio avviso, è avvenuto uno scempio costituzionale. La lettera del Presidente non solo non legittima, ma addirittura mortifica la sua stessa decisione. Affermare che il rispetto delle regole “debba giocarsela alla pari” con l’interesse di un Partito o dei suoi elettori, mi pare tanto grave quanto desolante. Ricalca, con altri termini, la lezione impartita i giorni scorsi dalla seconda carica dello Stato, Renato Schifani (di cui si è scritto in questo blog) secondo la quale ci si augurava che “la sostanza prevalesse sulla forma”.

Non so che impressione voi ne ricavate, ma io davvero stento a credere che stia avvenendo tutto questo.

Fermo restando, fino a prova contraria, che la mancata presentazione delle liste in tempo utile nel Lazio si è verificata per imperizia e negligenza dell’incaricato del Pdl; che nessuno ha materialmente o fisicamente ostacolato o impedito all’incaricato Pdl di accedere agli uffici competenti nei dovuti tempi e modi; e che, infine, i tempi e i modi per la presentazione dei listini sono stabiliti a tutela e garanzia di tutti; ebbene, mi chiedo di cosa si stia parlando.

Aggiungo che, a quanto mi risulta, è espressamente vietato dalla legge (una legge, credo del 1988) decretare d’urgenza in materia elettorale, e che non esistono in Giurisprudenza precedenti di cosiddetti “decreti legge interpretativi”.

Sulla base di questi argomenti – e consapevole che la mia opinione vale quel che vale – ritengo che il Presidente Napolitano dovesse rifiutare di apporre la propria firma sul DL del Governo, per evidenti vizi di incostituzionalità. Mi spiace che il nostro Partito non colga il peso che la firma del Presidente (apposta notte tempo, quasi fossimo sotto attacco militare) avrà nelle prossime ore sul giudizio che i Tribunali amministrativi (TAR) dovranno formulare in merito ai ricorsi presentati da quelle stesse forze politiche che fanno capo al Governo fautore del Decreto Legge. Un pasticcio istituzionale.

Ho anche l’impressione, per concludere, che il Pd si stia sforzando di digerire la firma di Napolitano, non per convinzione ma per “cerchiobottismo”. La Presidenza della Repubblica non possiede, nè per definizione nè per fede, il requisito dell’infallibilità. Cittadini e istituzioni dovrebbero poter criticare l’operato del Primo Cittadino, certo facendo uso di prudenza e rispetto, ma spogliandosi del timore di compiere sacrilegio.

Quando troveremo, davvero, il coraggio di esprimerci in piena libertà?




Ed ora aspettiamo il Disegno di Legge "dubitativo"!

In attesa di capire meglio che ruolo giochi, ciascuno di noi, in questa sorta di fiaba, questo mondo incantato che è l’Italia da vent’anni a questa parte, mi fermo un attimo. Quanta fatica a rimanere seri di fronte a tanta audacia. Permettetemi di allentare il nodo alla cravatta e sdrammatizzare un poco. Lo faccio per me, spudoratamente per me stesso. Copio e incollo quanto ho postato nel blog di Gianni Sanna, a commento del suo sbalordito articolo in merito al Decreto Legge “interpretativo”,  su cui per ora non ho forze a sufficienza per discuterne con serietà.

Caro Gianni, proviamo a interpretare l’interpretativo. Questo Decreto Legge in stile barocco è un’esaltante novità. Esaurita ormai la spinta delle vetuste leggi “ad personam”, che non attiravano più gli investitori pubblicitari perchè superate e non gradite al popolo dei teen-agers di “italia uno!”, l’ufficio marketing Pdl ha ravvivato (a fuoco lentissimo) il sottosegretario Letta, pure spettinandolo a causa del trambusto per il poco tempo a disposizione. Letta si è subito riassettato, indossando il sorriso che è solito indossare in occasione dei Decreti Legge, e ha estrapolato da una cartella la sua ultima creazione: il DL interpretativo! I Ministri hanno così lasciato l’ufficio marketing e si sono incamminati verso la sede del Consiglio dei Ministri per formalizzare il DL, ridacchiando lungo strada e fischiettando maliziosamente alle spalle di una stagista di Palazzo Chigi. Qui Berlusconi ha preso visione del documento e si è complimentato con l’amico Letta per il termine “interpretativo”, ben sapendo si tratti di un vocabolo che tende a commuovere il Presidente della Repubblica. Ha quindi imposto al corriere, un emozionato Sandro Bondi, di recapitare la missiva al Quirinale alle ore 15.20 in punto: dopo la pennichella ma prima del caffè del Presidente, in modo tale da provocare all’inquilino del Colle una punta di emicrania e indurlo a firmare a prescindere. Così avvenne! In serata, nel clima mondano e festaiolo di Palazzo Grazioli, il Sottosegretario Letta ha ricevuto gli omaggi dei vertici aziendali Pdl (presenti anche i responsabili per il Personale e il food & beverage, ancora non oberati di lavoro vista la bassa stagione) e alzando il calice colmo di amaretto Disaronno, pare abbia annunciato la prossima uscita di un Kolossal che conquisterà il Mercato: il Disegno di Legge “dubitativo”.
Si fa per sdrammatizzare. Poveri noi…”