Archive for gennaio, 2010
Incontro con Gianni Sanna, Segretario Provinciale
Giovedì scorso, 21 gennaio, si è tenuto a Terralba – nella sede del partito – un incontro tra i circoli del territorio (Terralba, Arborea, S.N.Arcidano, Marrubiu e Uras) e il neo eletto Segretario dell’Assemblea Provinciale, Gianni Sanna. Proprio il Segretario ha aperto la discussione ripercorrendo, in sintesi, i propositi e le tematiche presentate a suo tempo in quel di Oristano, in occasione del discorso di presentazione delle linee programmatiche, rimarcando – tra le tante cose – la determinazione riguardo alla modernissima battaglia per i diritti civili, vero avamposto della libertà. Grazie agli amici di Terralba, padroni di casa, e a Pietrina, Segretaria di circolo che ha coordinato gli interventi, la discussione si è da subito incanalata senza i tediosi formalismi che troppo spesso introducono e accompagnano i dibattiti politici, il più delle volte scimmiottando le tavole rotonde con tovaglie verdi e acqua minerale, nelle quali ci si parla un po addosso. Ritengo sia stato un incontro utile, smanioso di affrontare temi di sostanza. Non è mancato qualche cenno di critica per le modalità con cui si è giunti alla determinazione dei famigerati 120 membri dell’Assemblea, un aspetto che lo stesso Gianni, anzi proprio lui per primo, non ha eluso; auspicando (e insieme a lui, tutti quanti) che in futuro siano sempre minori e in via di dissoluzione gli spifferi di corrente che, nel nostro come negli altri partiti, provocano fastidiosi torcicollo a chi ha la sventura di trovarsi esposto. Dal canto mio, in rappresentanza del circolo arborense, ho manifestato la volontà, la necessità, di far uscire il pd dall’angolo: la nostra storica tendenza al masochismo, all’autocritica feroce, provoca inevitabilmente perdita di credibilità all’esterno e tra i cittadini non militanti. Non è un tema nuovo, nè originale. Ho aggiunto, però, una ulteriore controindicazione: la spietatezza con la quale discutiamo dei nostri comportamenti, e delle scelte dei nostri rappresentanti politici, sta assumendo aspetti ormai cronici. Ci stiamo abituando a non essere mai, o quasi mai, d’accordo su niente. Stiamo diventando scettici sulla buona fede del nostro vicino di sedia, dubbiosi sui buoni propositi dei nostri consiglieri, talvolta addirittura sarcastici sulle battaglie politiche dei nostri deputati o referenti nazionali e regionali, mentre somatizziamo con pericolosa indifferenza ogni forma di abuso, di scempio, di degrado si viene a manifestare ogni giorno dalla Destra italiana e sarda. Così accade, solo per citare un esempio, che la sconfitta alle scorse Regionali di Renato Soru si addebiti a una non meglio definita “incapacità di comunicare” anziché al regime di stampo sudamericano dei principali mezzi di comunicazione sardi, i quali per l’intera legislatura scorsa non hanno mai dato voce al Presidente della Regione, infamandolo ogni giorno con notizie inventate, in barba al codice deontologico del giornalismo. Una coltre di schiavi al servizio della (dis)informazione. Può darsi che su questo punto Gianni non si trovi in piena sintonia con me, ma così la penso. Si dovrà davvero ripartire dai circoli: fornire il massimo impegno affinché ogni paese della Provincia si doti di una sede, la quale sede dovrà non solo ospitare noi stessi, ma ricevere a braccia aperte i nostri compaesani, stimolando la curiosità, ravvivando l’attivismo civico, proponendo iniziative aggreganti, utili al quotidiano, mirate alle coscienze acerbe dei più giovani e a quelle (tante) sopite degli adulti, lasciando le sporche al proprio triste destino. Dovremo allontanare la tentazione di creare corsie preferenziali, scorciatoie sociali, favori e prebende da vecchia casta, in cambio di una manciata di tessere o di una auspicata visibilità individuale. E lavorare insieme, nell’interesse comune. Vedo nel nuovo Segretario Provinciale un mix di elementi incoraggianti, tra cui l’umana esigenza di non essere lasciato solo lungo il percorso. Se riterrà opportuno, sono certo che Gianni troverà nei circoli i veri strumenti di cui servirsi. Spero che il partito, tra le alte sfere, ci assista.
Michele Serra, opinionista de "La Repubblica", scrive al nostro blog
E’ con gioia quasi infantile che pubblico un breve articolo di Michele Serra, noto giornalista del Gruppo “Espresso” e “Repubblica”, nonché scrittore, il quale ha gentilmente risposto a una lettera da me inviata alla redazione del suo giornale. Ecco, integralmente, quanto scritto e ricevuto. Un grazie sincero.
Gentile sig. Serra,
mi domando se questo mio tentativo di comunicare con lei avrà successo, nel dubbio scrivo presumendo di venire letto.
Vivo e lavoro in un paese della provincia di Oristano, un paese anomalo che si chiama Arborèa e che un tempo ebbe l’ardire di denominarsi Mussolinia di Sardegna. Risparmio a lei – e all’intera redazione – la storia, le origini, le tradizioni del paesino ridente, di cui potrà cercare traccia in internet pescando, in archivio, documenti filmati e voce narrante dell’Istituto Luce, che tutto rendeva scintillante e categorico.
Una storia interessante e originale, ma non è per questo che scrivo.
Sono segretario cittadino del pd ad Arborea e, con la collaborazione tecnica di un amico, ho attivato l’immancabile blog politico (www.pdarborea.it).
Ho postato, in qualche mese, una decina di articoli (tutti a mia firma, benchè la grafica quasi implori la partecipazione attiva di elettori, simpatizzanti, denigratori e financo depressi andanti…Mi farebbe diventare rosso d’orgoglio se scrivesse qualcosa, e giuro che la inserirei nella categoria dei “simpatizzanti”). Qualche giorno fà, l’edicolante di destra – nel senso politico e non urbanistico – mi ha fatto i complimenti per il blog, dicendomi “certo, scrivere deve essere una bella gratificazione!”. Ho ringraziato senza confermare. Mi è saltato in mente che scrivere è per me, oggi, più che altro una consolazione.
Mi consola scrivere, ad esempio, nel ricordo di quanto è accaduto nella mia Sardegna giusto l’anno scorso, durante quel maledetto mese di gennaio del 2009.
Il resto d’Italia non ha avuto piena consapevolezza dello scempio che si è consumato in quelle settimane nell’isola. Posso assicurare, si è trattato di un vero supplizio: mi riferisco alle discese copiose, da Roma, di Berlusconi. Una campagna elettorale che ha messo a nudo un livello di inciviltà e di pochezza umana così elevati da non suggerirmi alcun termine di paragone con tempi storici passati; proiettando, semmai, un’Italia “in progress”, un assaggio del peggio che si supera ogni giorno. I Ministri della Repubblica sbarcavano in terra sarda con frequenza simile ai viaggi della Speranza dei disperati somali, a promettere impegni la cui velleità era talmente palese e il linguaggio così pacchiano da far titubare mio nipote di quattro anni non ancora comunista. Il mio candidato Presidente, Renato Soru, deriso e fatto oggetto di barzellette – peraltro nella splendida scalinata di Viale Bonaria a Cagliari, a pochi metri in linea d’aria dalla privata abitazione di Soru – con i miei conterranei che ridacchiavano e scattavano foto in digitale dell’osceno pagliaccio, catapultato alla Presidenza del Consiglio dalle divinità del Caso.
Mi creda, non so bene perchè recapiti a lei e non ad altri queste righe (forse il cognome, è di origini sarde o sbaglio?).
Il candidato PdL, Cappellacci, eletto e inetto Presidente di Regione, appollaiato, silente e plaudente, in tutti i comizi a fianco del venditore di pentole. Scrivere è una consolazione, Michele. E’ trascorso un anno da quei comizi, qualcosa in meno dalle elezioni di febbraio, con le quali i sardi hanno preferito restituire le chiavi della politica ai redivivi distributori di nomine, ai comuni ciarlatani che glissano sul presente per rassicurare sul futuro, ricordando a me, commerciante da pochi anni, il cartello che qualche collega usa esporre in negozio: “da domani si fa credito”.
E’ trascorso un anno e ho voluto ricordare quei giorni, chissà perchè a Michele Serra. Forse perchè, casualmente, ho riascoltato ciò che disse a proposito di Berlusconi in quel periodo, ovvero che si tratti (nè più nè meno) di uno sciocco, indegno di rappresentare non l’Italia, ma qualsiasi Paese, e alle cui sciocchezze riusciamo o possiamo opporre solo un sorriso di sufficienza, uno sconsolante sorriso di sufficienza.
Sconsolante e consolante, talvolta si portano appresso lo stesso sapore amarognolo.
Non trova?
Grazie per l’attenzione.
Davide Rullo
Risposta di Michele Serra:
Caro Davide, quelle elezioni sarde sono state presto dimenticate (come tutto il resto). Ma furono – lei ha ragione – una pagina particolarmente oscena della nostra storia recente, con il dileggio volgare e parafascista del severo Soru, le promesse a vanvera, la figura grottesca del candidato muto.
Scrivere è una consolazione perché è una consolazione (nonostante tutto) pensare, e le due attività sono strettamente apparentate. Quindi evviva il suo blog, che a giudicare da come lei scrive è un blog molto rispettoso della lingua italiana: circostanza che in Sardegna accade ancora con una notevole frequenza. Poche estati fa, a Gavoi, rimasi colpito profondamente dall’eccellente italiano dei sardi del popolo.
Quanto al mio cognome, è vero, è di origine sarda. I miei avi provenivano (credo) da Utta, sopra Cagliari. Ma sono poco attento alle “radici”, e in fondo mi sento una sradicato felice.
Auguri per lei, per il suo blog e per la Sardegna, che amo e soprattutto stimo nonostante l’esito elettorale.
Mi saluti il suo edicolante.
Con amicizia
Michele Serra
ps – se crede, pubblichi tranquillamente nel suo blog questa mia risposta.
Tra i simpatizzanti, ovviamente.
Assemblea provinciale: Gianni Sanna candidato a Oristano
Il 9 gennaio la presentazione della linea politico.programmatica. Il 16 l’elezione ufficiale di Gianni Sanna a Segretario Provinciale del partito a Oristano. I democratici avanzano (“tra rovi inciampano”, canterebbe un gruppo a me caro, ma comunque si rialzano e avanzano). Ho letto l’articolo di Gianni sul suo blog: mi ha dato l’idea di una lettera aperta nella quale non solo delinea un percorso e anticipa i tratti essenziali, ma aggiunge la voglia di liberare un filo di istinto e di passione, lasciando alle spalle i toni prudenti e abbottonati che accompagnano di norma i preparativi di un viaggio politico importante, con le sue strategie e la sua diplomazia. Non ho conoscenza diretta del futuro Segretario: ho idea di una persona leale e non ipocrita, ma si tratta di percezioni, suffragate da alcuni conoscenti. Il nostro partito ha necessità di finestre spalancate e di gioco di squadra, di parole chiare e di decisionismo, soprattutto di decisionismo. Caro Gianni, mi auguro che la nascente assemblea oristanese si dimostri capace di confrontarsi, di includere, di rinnovare i ranghi, ma che soprattutto riesca sempre a prendere la Decisione, con la “D” maiuscola perchè le comprenda tutte. E auguro al gruppo che ti sosterrà di assimilare una virtù che di fatto ci manca: la capacità di rimanere compatti il giorno successivo alla Decisione, la maturità (individuale, personale) di accettare le deliberazioni, le conclusioni, le posizioni che la maggioranza avrà determinato, pure dopo aspre discussioni. A mio modestissimo avviso, di fronte a una assemblea, qualsiasi assemblea, le cui scelte io non condivida, posso comportarmi in due modi: adeguarmi e allinearmi alla maggioranza, in nome dello spirito di squadra e più in generale allo spirito democratico, oppure abbandonare la scena nel caso estremo di una divergenza troppo accentuata con i miei valori e i miei principi. Detesto la terza possibilità, di gran lunga la più praticata nell’universo “sinistroide”: la creazione di una corrente, il piacere cinico di remare contro in piena navigazione. Paolo Villaggio, cinico tra i cinici, scriveva che “gli italiani quando sono in due si confidano segreti, tre fanno considerazioni filosofiche, quattro giocano a scopa, cinque a poker, sei parlano di calcio, sette fondano un partito cui aspirano tutti segretamente alla presidenza, otto formano un coro alpino”. Temo che dai nove in su, gli italiani aspirino a diventare capi-corrente. Segretario avvisato… Un sincerissimo in bocca al lupo.



