Archive for novembre, 2009

Derivati swap: anche Arborea tra i Comuni a rischio

Un interessante articolo su “L’unione sarda” (Finanza creativa, 20 Comuni a rischio) a firma di Lanfranco Olivieri, segnalato da un collaboratore di questo blog, ci aggiorna sugli sviluppi dei cosiddetti Contratti derivati, meglio noti come swap e resi familiari al grande pubblico da un’inchiesta televisiva (Report, raitre).

Senza entrare nei dettagli e nei meccanismi tecnici di questi strumenti finanziari, ci limitiamo a riportare un sunto, utilizzando le parole dello stesso Olivieri, il quale scrive che “L’operazione in derivati, per la generalità degli enti sottoscrittori, consiste nella trasformazione di un mutuo a tasso fisso in variabile, con annesso un contratto (cosiddetto “swap”) che scommette sull’andamento futuro dei tassi di interesse. In altre parole, le amministrazioni hanno puntato sul fatto che l’Euribor – il parametro usato per calcolare la rata del finanziamento – non superasse una certa soglia. Il problema è che, negli anni scorsi, quella soglia è stata abbondantemente oltrepassata, comportando un esborso notevole a favore della banca ma a danno dell’ente.

Quest’anno, con la crisi economica e il calo del costo del denaro, le perdite si sono ridotte (8 milioni rispetto ai 14 milioni del 2007). Domani, però, la frittata potrebbe rigirarsi, con la ripresa dell’economia, a cui farà seguito un inevitabile rialzo dei tassi sui mutui.”

Proprio in concomitanza con la denuncia del Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, sull’utilizzo improprio di questi contratti e sulla crescita di amministrazioni dedite alla sottoscrizione di questo strumento, si scopre che in Sardegna sono 20 gli Enti locali (soprattutto Comuni) a rischio di ingenti perdite nei prossimi anni, tra cui proprio Arborea.
“A giugno 2009 – scrive ancora il giornalista – il valore delle perdite ha raggiunto gli 8 milioni di euro, a fronte di un debito (sui cui sono stati stipulati derivati) superiore ai 130 milioni di euro.”…”I magistrati contabili, dopo un’indagine conoscitiva sull’utilizzo e la diffusione degli strumenti di finanza derivata e delle cartolarizzazioni nelle Pubbliche amministrazioni, pubblicata il 18 febbraio 2009, hanno calcolato le perdite potenziali per ogni cittadino sardo. Il debito dei Comuni con derivati raggiunge 655 euro pro-capite.”
Tirando le somme, la Corte dei conti registra che più del 70% di queste amministrazioni ha realizzato perdite negli anni scorsi, pur avendo sottoscritto derivati con l’intenzione di risparmiare.

In pratica, per far fronte alle esigenze di operatività, questi Enti locali (tra cui appunto il nostro) hanno estinto anticipatamente mutui a tasso fisso più costosi in favore di nuovi finanziamenti più complicati, i cui risultati nel medio-lungo periodo sono però del tutto aleatori e imprevedibili: «Il principale contratto concluso, in moltissimi casi, dagli enti territoriali», si legge nell’indagine conoscitiva che la Corte dei conti ha presentato a febbraio scorso, «è quello di “swap di tasso di interesse”, che ha natura atipica e aleatoria e che ha quale causa sottostante la neutralizzazione di un rischio finanziario o valutario, con l’aggiunta di alcuni meccanismi di opzione che rendono complessa la valutazione dell’intera operazione finanziaria e incidono sulla determinazione del suo effettivo valore».

Caro Pd, il 5 dicembre scendi in piazza

Circa 300.000 persone – al momento in cui scrivo, e non possono che aumentare – hanno aderito alla libera manifestazione che si terrà il 5 dicembre in Piazza della Repubblica, a Roma. Lo slogan potrà apparire forte agli uomini di apparato politico: “no B-day”, ovvero la giornata del No a Berlusconi. Si dirà, a mio avviso per cercare un pretesto, che il “no” significa poco, che non aiuta la ricerca di un clima più disteso all’interno delle istituzioni e nella stessa società civile.

Allora, partiamo proprio da cosa si intende, o dovrebbe intendersi, per società civile. A parer mio, è civile una società che si mobilita, che si aggrega in nome di qualcosa; è civile un Paese che contesta e discute l’ordine costituito, perchè ciò che è costituito si può migliorare, perfezionare, o in estrema ipotesi mandare a carte quarantotto. Dieci anni fà ci veniva detto e ripetuto che scendere in piazza significava liberare gli istinti peggiori, confondersi nella massa per delinquere impunemente, sfasciando vetrine e rovesciando cassonetti.

Bene, sempre la società civile ha isolato il teppismo, si è sganciata dall’estremismo, nascosto da caschi e fazzoletti sul volto, ed è scesa nelle strade a suon di musica con la freschezza dei giovani e la sobrietà di adulti del ceto medio. Allora si è cominciato a dire e ripetere ai ragazzi dei cortei “che andassero a studiare” e a donne e uomini di essere “strumentalizzati dalla sinistra”, così, senza discriminare troppo, un tanto al chilo. Intanto si è snobbato un numero considerevole di manifestazioni di popolo grandiose, in questi ultimi anni: milioni di cittadini radunati in decine di piazze d’Italia, in contemporanea, derise e sminuite da telegiornali al soldo del potere, smaniosi di snocciolare le notizie del giorno, dalle gare a ostacoli dei cani di razza all’ultimo zaino di moda tra i bambini, da servizi ansiosi di dirci che d’inverno fa freddo, fino all’ultima trovata divertente degli animatori dei villaggi turistici.

Di conformismo diffuso prodiga una società alternativa a quella civile, la società civilizzata: tutti coloro che non contemplano realtà più complesse di quelle servite loro dalla televisione e da qualche giornale di regime. Più di mezza Italia se la spassa con gli insulsi salotti della tv pomeridiana, farciti di tacchini e galline che in cambio di cachet modesti ci consegnano un’opinione su tutto, inscenano discussioni precotte e fingono di litigare tra loro, mentre la società civilizzata assimila questo vuoto, questo parlare di continuo passando dalla strage familiare alla dieta mediterranea, con gli stessi ospiti, nel volgere di un attimo, cambiando due luci allo studio e gasando a bacchetta un pubblico ammaestrato che applaude dietro compenso di qualche euro. Lo spettatore assimila, affonda nel divano, si arrocca dentro casa.

Il Pd, fino ad ora, ha messo a disposizione la propria faccia soprattutto a servizio di questa mezza Italia abbondante. Ha cercato di far breccia in questa grassa fetta di torta elettorale, ammiccando al sistema anzichè graffiarlo, entrando nel salotto di Vespa e accettando le regole del padrone di casa, passivamente come timidi boy scout. Peccato che Vespa non sia un padrone di casa, ma un dipendente pubblico. Peccato, soprattutto, non esser stati capaci fino adesso di allentare un po la cravatta e scendere in strada con le persone che si attivano e si spostano per dare gambe a un’idea, che perdono una giornata di lavoro per stare nella piazza, che fanno la traversata in nave per poter partecipare a un corteo il giorno successivo. Peccato non accorgersi che dietro al no a Berlusconi, si legge chiaramente il no all’assuefazione, all’allineamento, al divanetto di casa. Signor Segretario, non perda l’occasione di aderire ufficialmente alla manifestazione del 5 dicembre a Roma: vorrei che il mio Partito si rendesse conto dell’emergenza che stiamo vivendo, e questa emergenza si chiama Silvio Berlusconi. No all’emergenza democratica, No-B.

A pochi mesi dalle elezioni comunali: cominciamo a parlarne

Se venisse confermata la data, le prossime elezioni comunali (amministrative) e provinciali si terranno l’ultima settimana di marzo 2010. Tra breve, il partito democratico di Arborea pubblicherà una lettera aperta ai propri compaesani, del cui contenuto non anticipiamo nulla in questa sede.

Considerato che novembre si è già ‘mangiato’ la prima decade e il mese di dicembre volerà come di consueto tra noccioline, parenti e riti sacri, il tempo da spremere per la preparazione delle liste non è tanto, anzi è decisamente poco. I cinque anni della Giunta Costella stanno rapidamente volgendo al termine e ogni cittadino, più o meno attento, più o meno interessato, ha sufficienti elementi per esprimere un giudizio compiuto sull’operato dei nostri amministratori.

Una premessa doverosa: la gestione e l’amministrazione della cosa pubblica, anche in un paese di modeste dimensioni come Arborea, non è cosa semplice. La distanza tra le esigenze di una comunità e le risorse a disposizione per attuarle è notevole; una distanza che l’attuale Governo nazionale, tuttavia, ha reso quasi abissale, sopprimendo a inizio legislatura l’imposta ICI per la prima casa, principale fonte di sostentamento delle autonomie locali, e subordinando ulteriori trasferimenti ai vincoli di Bilancio di ogni Comune. Nei fatti, l’abolizione dell’ICI ha subito creato il panico tra gli amministratori più accorti della finanza pubblica, costringendoli a ricorrere a misure ‘tampone’, quali i parcheggi a pagamento nel semi desertico lungomare arborense e l’istituzione degli autovelox agli ingressi del paese.

Non è forse questo il segno della contraddizione della politica di oggi, non solo a corto di risorse, ma priva di idee e di prospettiva? Il partito democratico vuole prepararsi, si sta preparando, all’appuntamento elettorale del prossimo marzo. Vorremmo, anche grazie allo strumento del blog ma non solo, risvegliare tra i compaesani la voglia di discutere, di partecipare alle decisioni. Non soltanto vorremmo sentire chiedere con chi si fa la lista, con chi l’alleanza, non solo sentire domandare quel che stiamo facendo o con chi stiamo dialogando. L’obiettivo è quello di abbattere il muro secondo il quale esiste un noi da una parte, e “il paese” dall’altra. Dovremmo sentirci tutti amministratori delle nostre strade e dei nostri quartieri. Cominciamo a parlarne, dunque, delle prossime elezioni comunali, e aiutiamoci a cambiare in meglio, con il contributo indispensabile di tutti.