Progetto “Eleonora”: di cosa parliamo?
Riguardo al progetto Sargas di trivellazione, è ancora frequente una domanda tra i cittadini di Arborea: di che si tratta?
Il rincorrersi degli eventi, gli articoli di giornale, i consigli comunali e i numerosi documenti prodotti non hanno certo agevolato la comprensione di questo problema, del resto così difficile da sintetizzare.
Se avete pazienza, proviamo a farlo, cercando di concentrare l’attenzione sugli aspetti principali.
“Eleonora 01-Dir” è un progetto patrocinato dalla Saras Spa di Moratti che prevede la realizzazione di un pozzo di esplorazione alla ricerca di gas naturale nel sottosuolo di Arborea.
Sondaggi di natura sismica svolti prima del 2009 dai tecnici Saras avrebbero evidenziato una stratigrafia geomorfologica giudicata interessante dalla Società di Sarroch. Tali rilevamenti, a detta degli stessi proponenti del progetto, indicherebbero una possibile presenza di metano in questo territorio, stimabile tra 1 e 3 miliardi di metri cubi, più o meno equivalenti (sempre da quanto dichiarato dai committenti) al fabbisogno energetico del comprensorio provinciale per circa 25 anni.
A seguito dei sondaggi, la Saras ha ottenuto dall’Assessorato Industria Sardegna (competente per attività estrattive) un permesso di ricerca a fine 2009 per la durata di due anni, prorogati dalla Regione e portati a scadenza nel 2015.
Di seguito, a giugno 2011, la società Saraspresenta uno studio preliminare di assoggettabilità a Valutazione Impatto Ambientale, denominato “Progetto Sargas” nel quale si manifesta la volontà di realizzare un pozzo esplorativo profondo 2850 metri, a direzione obliqua. Si parla di ricerca di metano nei giornali, ma nello studio presentato in Regione la parola “metano” non compare una sola volta.
Nasce a ottobre 2011 un comitato spontaneo di cittadini di Arborea, preoccupati dalle evidenti potenziali ripercussioni sul territorio del progetto Eleonora, così riassumibili:
il sito prescelto per lo scavo si trova ai margini dello stagno S’Ena Arrubia (si pensi che siamo ad appena 150 metri di distanza dallo specchio d’acqua), un compendio naturalistico protetto dalla Convenzione di Ramsar del 1971 e incluso nella stessa come sito tutelato nel dicembre del 1976, su cui insistono tutele tra le più stringenti: SIC, ZPS, IBA.
Il sito è ubicato a soli 400 metri dalle case e aziende più vicine (non una sola, ma ben cinque private abitazioni e relative aziende agricole). Lo studio Sargas cita non correttamente i nuclei abitativi più prossimi a circa 2 km dall’area di cantiere, inesattezza facilmente riscontrabile da chiunque conosca Arborea.
La Società incaricata dell’effettuazione dei lavori di estrazione è la Sargas srl (nata ad hoc nel 2011) con un capitale sociale di 10.000 €. Non risulta, da consulenti di settore, che esistano istituti di assicurazione propensi a concedere fidejussioni a copertura dei danni che una attività così invasiva sul territorio potrebbe recare, tanto più a fronte di un capitale sociale così esiguo.
Nessuna ricaduta occupazionale, se non qualche posto di guardiania (fonte la stessa Sargas, Assoindustria Cagliari, 9 novembre 2011)
Nessuna garanzia di royalties (che eventualmente, in caso di esito positivo della ricerca e avvio della produzione estrattiva, passerebbero dalle casse regionali e nella migliore delle ipotesi si raccoglierebbero da 1 a 3 milioni di euro, equivalenti a meno del 10% del valore di fatturato del giacimento).
Danno temuto ambientale, derivante dalla compromissione delle falde acquifere (vedasi due note del Ministero Ambiente recapitate in Regione, Comune Arborea, Saras, in cui si chiedono garanzie su questo aspetto) e da inquinamento in atmosfera per possibili fuoriuscite di sostanze liberate dall’attività estrattiva (in primis l’idrogeno solforato, letale per gli organismi viventi a bassissime concentrazioni).
Il 18 aprile scorso, una prima vittoria per il comitato civico e tutti coloro che hanno lavorato al nostro fianco: la Giunta regionale delibera la VIA per il progetto Eleonora. Cos’è la VIA? E’ un acronimo che sta per Valutazione Impatto Ambientale, in pratica si chiede alla Sargas di approfondire con maggiori dettagli e chiarimenti, perchè alla luce delle informazioni attuali non ci sono i requisiti minimi per autorizzare lo scavo.
A seguito di questa decisione, anche la politica e le amministrazioni locali hanno deciso di muoversi nella stessa direzione: i consigli comunali di Marrubiu e (poi) di Arborea hanno deliberato la propria ferma contrarietà ad ogni ipotesi di trivellazione in questo territorio. A breve anche il consiglio comunale di Arcidano si accoderà, così come assicurato dal Sindaco Emanuele Cera in un recente incontro con il comitato.
Speriamo di avere chiarito le idee a qualche lettore di questo blog. L’argomento è ricco di complessità.
Nei prossimi giorni qualche dettaglio in più e – ovviamente – gli eventuali aggiornamenti.
Comunità alla deriva o solo un gesto occasionale?
Ieri, leggendo il mensile della parrocchia, ho appreso, con sgradito stupore, che qualche giorno fa è stato compiuto un atto vandalico alla macchina di Don Edoardo. Mi è venuto in mente l’atto vandalico compiuto qualche tempo fa alle statue del presepe della piazza.
In quell’occasione, a conclusione del mio commento, scrissi la frase “Gesù crocefisso disse padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”.
Le mie non erano certe parole scusanti o giustificanti, ma intese a evidenziare che, probabilmente, si poteva trattare di persone che in quel momento non avevano la capacità di usare la ragione e di controllare il proprio istinto violento, magari perché in preda ai fumi dell’alcol o di stupefacenti.
Oggi ho visto su facebook le foto della macchina danneggiata e ho subito pensato alla gravità del fatto, perché si presta all’interpretazione di un atto vandalico di stampo razzista, poiché si tratta dell’auto di un sacerdote di colore.
Io spero che questa interpretazione sia sbagliata e che gli autori si siano accaniti su quell’auto semplicemente perché si trovava in un punto poco visibile.
Credo che limitarsi all’installazione di qualche telecamera non sia sufficiente perché servirà solo a spostare la violenza da un punto all’altro del paese, quando poi avremmo finito di riempire ogni angolo di telecamere scopriremo di vivere in un luogo dove il Nord è contro il Sud e l’Ovest contro l’Est, per non dire gli uni contro gli altri.
Non possiamo pensare che la nostra comunità viva in un contesto diverso da quello che succede nel resto dell’Italia.
Mi riferisco, per esempio, al fatto che fino ad alcuni mesi fa c’erano ministri e parlamentari del centrodestra che pronunciavano, pubblicamente, frasi ingiuriose nei confronti d’immigrati ed extracomunitari.
Non so quanto la comunità di Arborea si sia indignata per quelle frasi!
Credo non abbastanza. Eppure sono le frasi di quel tipo che possono spingere le persone che non hanno il pieno controllo della propria ragione a compiere gesti assurdi e inutili.
Inutili perché l’immigrazione è un fenomeno inarrestabile giacché il migrante di qualsiasi colore sia la sua pelle, è spinto dalla forza che gli viene dalla legge naturale più importante in assoluto per l’uomo “la lotta per la sopravvivenza”, per questo non c’è legge di stato, atto vandalico o espressione verbale di odio che possa fermarlo.
Chi oggi riveste un ruolo di guida nelle istituzioni non può restare indifferente, o addirittura plaudire, a frasi inneggianti l’intolleranza e il razzismo, come non può limitarsi all’installazione di qualche telecamera, ma deve trovare il modo per coinvolgere positivamente i cittadini in quello che ormai è il processo inarrestabile di trasformazione della società sempre più multietnica.
Credo che anche e soprattutto i nostri amministratori debbano affrontare questo problema in maniera concreta, senza nascondersi dietro l’attenuante di non essere dei tecnici o esperti nel campo dell’educazione, perché chi assume un ruolo così importante, non può ignorare questi evidenti segnali di deriva sociale.
Purtroppo, soprattutto in questi ultimi anni, la società italiana si è affidata a personaggi che hanno saccheggiato le risorse che dovevano essere utilizzate per sostenere i programmi e le attività rivolte all’educazione degli adolescenti, per destinarle all’arricchimento personale e inscenare fantomatici bunga bunga.
In questo momento è importante che l’intera comunità di Arborea dimostri di saper gioire per la presenza e per il ruolo che svolge Don Edoardo, più di quanto siamo capaci di gioire quando campioni come Vidal, Seedorf o Ibarbo segnano un goal per la nostra squadra del cuore.
Chissà! Magari tra gli autori di quell’atto vandalico c’è anche qualche tifoso dei tanti campioni di origine extracomunitaria che giocano nel calcio italiano, eppure hanno la pelle dello stesso colore di Don Edoardo.
Dovrebbe bastare questo banale esempio per fargli capire che devono saper accogliere allo stesso modo gli extracomunitari, che siano dei campioni dello sport o siano semplici venditori ambulanti.
Non sono un assiduo frequentatore della parrocchia, ma ho avuto modo di sentire parole di apprezzamento per quanto svolto da Don Edoardo e, se fossero queste parole di apprezzamento che per invidia hanno indotto pochi individui a compiere quel gesto di ritorsione, dovremmo essere in tanti a manifestargli pubblicamente solidarietà e affetto, in modo che veda e senta che Arborea è anche la sua comunità.
Termino questa mia riflessione chiedendo scusa a Don Edoardo per quello che è stato fatto alla sua auto e per il disagio che gli ha provocato, con la speranza di interpretare il sentimento dell’intera comunità e che un atto simile non si ripeta mai più.
E poi, gente viene qui e ti dice…
Alla fine degli anni novanta accadde qualcosa di molto comune: un certo numero di amici, che si incontrava abitualmente ai piedi del monumento della piazza di Arborea, decise di darsi una scossa. La birra, le chiacchiere fini a se stesse, gli argomenti a rapido consumo non bastavano più.
Erano maturi i tempi per un salto di qualità.
Come si distingue un “salto di qualità” da un banale “far qualcosa di diverso”? Il fare qualcosa di diverso è una momentanea fuga dalla noia, mentre il salto di qualità è l’invisibile, insondabile, presa di coscienza del voler diventare migliori.
A seconda di chi sei, e in base a ciò che sei stato negli anni di formazione, la voglia di qualità prende la strada più consona: quel gruppo di amici alla fine degli anni novanta decise di diventare associazione, una associazione culturale.
Con tutta l’asprezza e l’approssimazione di quell’età che ti allontana dai venti e ti proietta ai trenta, quei ragazzi cominciarono ad assaporare il piacere tribale di chi muta se stesso, trasformando il senso di autosufficienza in senso di appartenenza; e scoprendo nuove alchimie e nuove formule di socialità.
Sembrò, a quei ragazzi, che un numero incredibile di cose si potessero realizzare con la suddivisione dei compiti in base alle rispettive qualità e inclinazioni. Ma prima ancora che si costituissero intorno a regole scritte, nome, statuto, tessere, si accorsero di una diffusa e quasi sfacciata ostilità.
Arborea non conosceva gruppi culturali, e benchè si trattasse (come oggi) di una comunità fondata su cooperazione e associazionismo, vigeva una certa diffidenza da parte del cosiddetto “ordine costituito” nei confronti delle organizzazioni sociali.
Nessuno in politica, nessuno nella comunità parrocchiale, nessuno tra i consiglieri comunali si prese la briga di incoraggiare quel manipolo di giovani a organizzarsi, a creare un collettivo. Nessuno, di quel mondo stantìo che era il mondo degli adulti, fece mai credere a quei ragazzi di potercela fare e – anzi – cominciarono da più parti a denigrare l’iniziativa, osteggiarla al punto di etichettarla politicamente, ora da una parte e ora dall’altra tra le correnti di partito. L’entusiasmo, tuttavia, era tale tra i ragazzi che non balenò mai l’ipotesi di lasciar perdere, così l’associazione culturale venne istituita, e per uno strano gioco del destino si chiamò “Mussolinia” e fu eletto presidente un militante di Rifondazione Comunista!
Anche io facevo parte dei soci fondatori. Come gli altri, faticavo a capire le ragioni della freddezza che ci circondava, anche a seguito delle prime e riuscite iniziative della neonata associazione.
Mi illuminò, come spesso capitava, quel geniaccio che era Gianluca: alla vigilia di un appuntamento culturale, mentre insieme ad alcuni tra i soci si preparava le locandine da affiggere per i locali, arrivò a casa mia con una bozza stampata su un foglio e mi chiese di modificare la versione precedente, perchè intendeva aggiungere dei versi tratti da una canzone e desiderava – così disse – “che diventassero una sorta di manifesto da sbattere in faccia a tutti gli indifferenti e i diffidenti”.
Quei versi, tratti da una canzone di Guccini, furono stampati quella volta e le volte successive, fino all’estinzione della “Mussolinia” per sopravvenuti impegni che, senza eccezioni, pian piano trasformarono i ragazzi in quasi adulti. Ma molti tra noi – che fortuna! – adulti sul serio non lo siamo mai davvero diventati.
Quei versi recitavano:
“E poi e poi, gente viene qui e ti dice di sapere già ogni legge delle cose.
E tutti, sai, vantano un orgoglio cieco di verità fatte di formule vuote…
E tutti, sai, ti san dire come fare,
quali leggi rispettare, quali regole osservare, qual’è il vero vero…
E poi, e poi, tutti chiusi in tante celle fanno a chi parla più forte
per non dir che stelle e morte fan paura…”
Dedicato ai ragazzi del comitato civico “no al progetto Eleonora” e ai comitati che nasceranno.
Assemblea civica ad Arborea: riflessioni.
Ieri mattina si è svolta l’assemblea pubblica promossa e organizzata dal comitato civico “No al Progetto Eleonora”.
E’ il risultato (un primo risultato, non credo il capolinea) di un lavoro che diversi ragazzi di Arborea hanno impostato e sviluppato a partire dal mese di ottobre, più o meno qualche giorno dopo l’articolo della Nuova Sardegna del 7 dello stesso mese, che finalmente rendeva pubblico il progetto industriale Saras, sul quale si scrisse e si commentò – del resto – in questa rubrica.
Non è certo mistero che anche il segretario di circolo pd, cioè chi vi scrive, ha affiancato e sostenuto l’impegno del comitato. Una scelta pienamente in linea con gli auspici ribaditi fin dal marzo 2008, periodo in cui sono stato eletto coordinatore del neonato partito democratico e successivamente confermato segretario. Auspici di coinvolgimento civile e in modo specifico giovanile. E’ mancata, nelle settimane che ci hanno preceduto fino a oggi, la possibilità di discutere il tema “Eleonora” e giungere a una posizione netta e condivisa. Il pd arboreino, in linea con la segreteria provinciale, ha preferito assumere una linea di attesa, ma tutt’altro che una linea ostile. Ci sarà occasione, subito dopo le feste, di incontrarci e spero condividere le prossime scelte su questo argomento complesso e tuttavia ineludibile per un partito che è ormai stimato dai sondaggi come il primo partito nazionale. Dovremo essere bravi, lucidi, non so dire se anche prudenti.
La prudenza è accettabile se commisurata ai rischi: è bene tenere le mani lontane dal fuoco per non bruciarsi, ma se si decide di non accenderlo neppure (il fuoco) di certo non ci bruceremo ma neanche potremo scaldarci. Sappiamo bene che esistono modi diversi di intendere l’attività politica all’interno dei nostri stessi tesserati: non considero la diversità un macigno, ma certo da troppo tempo lo slancio operativo risulta inibito, frenato. Le nostre riunioni assomigliano a un parto sofferente più che a snodi decisionali.
Se non se ne scrive in questo blog, se ormai da un anno e mezzo non se ne scrive, è stato per tutelare la nostra organizzazione, ma di sicuro considero questa condizione come preoccupante, bloccata, un fuoco spento.
La vicenda Saras offre una possibilità al partito democratico di Arborea e via via ai livelli superiori; a cominciare da quello provinciale, che ha ora tutti gli elementi per assumere una posizione chiara e partigiana (nel senso più “gramsciano” del termine). In Regione, poi, il contributo dei nostri consiglieri potrebbe essere fondamentale per agevolare una degna soluzione al problema.
Dal mio punto di vista, in attesa di una prossima deliberazione dell’assemblea di circolo, ritengo che la degna soluzione sia quella di ostacolare con ogni mezzo a disposizione (della politica) il progetto Eleonora. E’ una richiesta che giro in particolare ad Antonio Solinas e Gian Valerio Sanna (quest’ultimo relatore e convinto sostenitore dell’eccellente Piano Paesaggistico regionale), rappresentanti oristanesi in Consiglio Regionale, che so essere sensibili ai temi della salvaguardia ambientale e a una prospettiva di sviluppo compatibile con la conservazione e la tutela delle risorse “irripetibili” e non rinnovabili, tra cui si può senz’altro annoverare l’equilibrio idrogeologico e geomorfologico.
Tutto ciò in attesa che Arborea si pronunci collegialmente.
Ai lettori di questo blog, ai simpatizzanti del pd, ai tesserati del circolo, agli amministratori comunali e al Sindaco (ieri assente all’assemblea popolare) auguro buone feste e un migliore 2012.
Sulle scuole elementari
Articolo di Carlo Gasparotto.
Genitori, siamo tutti coscienti che la scuola è inagibile e i bambini sono stati trasferiti al mare.
Si era ventilata l’ipotesi di spostare i bambini dai salesiani, il Comune l’ha scartata perchè i bagni erano assenti o lontano dalle aule. Parlando con gli assessori e don Silvio ho trovato alcune incongruenze.
Facendo una verifica ho appurato che questa affermazione non era del tutto vera. Con un piccolo sacrificio da parte dei docenti e collaboratori scolastici si sarebbe potuto attuarla.
Risparmiando così i soldi dell’affitto dei locali al mare, del trasporto dei bambini e (cosa più importante) si sarebbe fatto l’intero orario scolastico, che a oggi è ridotto di un’ora al giorno.
Io mi domando e vi domando: non ci troviamo di fronte alla solita lotta tra campanili, dove a rimetterci sono i bambini e tutta la comunità?
Infatti, andando dai salesiani si sarebbero risparmiati un bel po di soldi che servono al Comune come il pane.
Ho notato da vari avvenimenti che si stanno susseguendo che anche questa Giunta si sta allineando a quella precedente, Spero vivamente che sia un’impressione sbagliata.



